La sua diffusione non è uniforme, con un divario crescente tra il Nord e il Sud del mondo, e sta innescando una competizione geopolitica che vede i modelli cinesi guadagnare terreno in aree strategiche

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Un report di Microsoft rivela che l'IA è usata da una persona su sei, ma l'adozione è ineguale. Il divario tra Nord (24,7%) e Sud del mondo (14,1%) sta crescendo. Mentre Emirati Arabi e Singapore guidano la classifica, il modello cinese DeepSeek guadagna terreno in Africa e Russia, evidenziando una nuova competizione geopolitica tra USA e Cina.
Il divario tra Nord e Sud del mondo
La differenza più evidente riguarda la spaccatura tra quello che viene convenzionalmente definito il Nord e il Sud del mondo. Nei paesi economicamente più avanzati, la percentuale della popolazione in età lavorativa che utilizza l’IA generativa ha raggiunto il 24,7%. Al contrario, nei paesi del Sud del mondo, questa cifra si ferma al 14,1%.
Non si tratta soltanto di una fotografia statica di una disuguaglianza esistente, ma di un divario che si sta attivamente allargando. Nel corso del 2025, la distanza tra le due aree è aumentata, passando da 9,8 punti percentuali nel primo semestre a 10,6 punti nel secondo. In pratica, il ritmo di adozione nel Nord del mondo è stato quasi il doppio rispetto a quello registrato nel Sud.
Questa crescente disparità solleva questioni importanti. Se l’intelligenza artificiale è destinata a diventare uno strumento fondamentale per la produttività, l’istruzione e l’innovazione, un accesso così ineguale potrebbe tradursi in un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze economiche e sociali a livello globale.
I paesi che riescono a integrare rapidamente queste tecnologie potrebbero ottenere vantaggi competitivi significativi, mentre quelli che rimangono indietro rischiano di subire un rallentamento nel loro sviluppo. Le cause di questo fenomeno sono molteplici e includono la disponibilità di infrastrutture digitali, il costo dei servizi, ma anche fattori come il supporto linguistico dei modelli e il contesto politico locale.
La questione, quindi, non è più se l’IA si diffonderà.
Ma chi potrà effettivamente beneficiare della sua diffusione?
E mentre intere regioni faticano a tenere il passo, altre non solo guidano la classifica, ma mostrano tassi di crescita che suggeriscono un’integrazione ormai matura e capillare.
Chi sta vincendo la corsa all’adozione
A guidare la classifica mondiale dell’adozione dell’IA sono due economie piccole ma tecnologicamente molto avanzate: gli Emirati Arabi Uniti e Singapore. In questi paesi, rispettivamente il 64% e il 60,9% della popolazione in età lavorativa utilizza già strumenti di IA generativa, come riportato nel dettagliato documento di Microsoft.
Queste percentuali eccezionali sono il risultato di politiche mirate, che includono investimenti precoci in infrastrutture digitali, programmi di formazione per i lavoratori e un forte incoraggiamento all’uso dell’IA nei servizi pubblici.
Seguono a distanza altri paesi sviluppati come la Norvegia (46,4%), l’Irlanda (44,6%) e la Francia (44%), confermando un modello in cui la ricchezza e la prontezza digitale di un paese sono strettamente correlate alla capacità di adottare nuove tecnologie.
All’interno di questo gruppo di testa, un caso particolarmente interessante è quello della Corea del Sud. Nel corso dell’anno, il paese ha scalato la classifica globale, passando dal 25° al 18° posto, con un tasso di adozione che è salito dal 26% a oltre il 30% della popolazione.
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Si tratta di un tasso di crescita che ha superato di molto la media globale (35%) e persino quello degli Stati Uniti (25%). Questo slancio ha reso la Corea del Sud il secondo mercato al mondo per numero di abbonamenti a pagamento a ChatGPT, dietro soltanto agli Stati Uniti, come descritto da CRN Asia.
La storia sudcoreana dimostra come strategie nazionali focalizzate possano accelerare notevolmente l’integrazione di queste tecnologie.
Tuttavia, la competizione per la diffusione dell’IA non si gioca solo tra le economie occidentali o asiatiche avanzate. Un nuovo e importante fronte si sta aprendo in quelle parti del mondo dove le piattaforme statunitensi faticano a entrare o sono soggette a restrizioni, un fronte che vede come protagonista un attore inaspettato.
La competizione geopolitica dei modelli linguistici
Un dato significativo emerso dal rapporto riguarda la rapida ascesa di DeepSeek, un modello di intelligenza artificiale sviluppato in Cina. Questo modello sta guadagnando quote di mercato in modo aggressivo in diverse aree del mondo, in particolare in quelle dove le piattaforme occidentali come ChatGPT o Gemini di Google incontrano barriere normative o politiche.
Grazie a una combinazione di costi contenuti e una maggiore apertura del codice, DeepSeek ha visto una forte crescita della sua adozione in Africa, oltre che in Cina, Russia, Iran, Cuba e Bielorussia. Si tratta di regioni dove i servizi delle grandi aziende tecnologiche statunitensi sono limitati o del tutto assenti, lasciando un vuoto che i modelli cinesi sono pronti a colmare.
Questo sviluppo è stato interpretato dai ricercatori di Microsoft non come un semplice fenomeno di mercato, ma come un chiaro segnale di una nuova dimensione della competizione tecnologica globale. Nelle parole del loro stesso blog ufficiale, stiamo assistendo a “una dimensione sempre più importante della competizione sull’IA tra Stati Uniti e Cina, che implica una corsa per promuovere l’adozione dei rispettivi modelli nazionali”.
Se le nazioni puntano su infrastrutture sovrane, le singole imprese potrebbero seguire la medesima strategia, orientandosi verso lo sviluppo di intelligenze artificiali su misura per affrancarsi da standard globali che potrebbero non riflettere le specificità del proprio mercato.
La scelta di una tecnologia, quindi, non è più solo una questione di prestazioni o di costo, ma assume contorni politici e strategici.
Il successo di DeepSeek in Africa, in particolare, è visto come un indicatore del crescente slancio cinese nel continente, una tendenza che secondo gli analisti è destinata ad accelerare ulteriormente nel 2026. L’adozione di un modello di IA diventa così un atto che può riflettere e rafforzare determinate sfere di influenza geopolitica.
È importante sottolineare, infine, che questi dati, per quanto dettagliati, provengono da un’unica fonte: Microsoft stessa. Le conclusioni sono state derivate da dati di telemetria aggregati e anonimizzati, opportunamente corretti per tenere conto delle differenze tra sistemi operativi, quote di mercato dei dispositivi, penetrazione di internet e popolazione dei singoli paesi.
L’azienda sottolinea che le sue misurazioni riflettono l’uso effettivo degli strumenti, e non il semplice interesse o il numero di download. Questo non ne inficia necessariamente la validità, ma suggerisce che il quadro presentato sia quello visto dagli occhi di uno dei principali attori in campo, profondamente coinvolto in questa stessa competizione.
La storia della diffusione dell’intelligenza artificiale, dunque, è ancora in fase di scrittura, e le sue implicazioni economiche e politiche sono ben più complesse di una semplice classifica di adozione.



