Windows 11 sfida Apple con AI e integrazione Android

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L’azienda introduce nuove funzionalità di intelligenza artificiale che operano localmente e mira a replicare l’ecosistema Apple attraverso una maggiore continuità con i dispositivi Android.

Windows 11 sfida Apple con AI e integrazione Android
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Microsoft lancia un importante aggiornamento per Windows 11, introducendo funzionalità di intelligenza artificiale che operano localmente e una continuità tra PC e smartphone Android molto simile a quella di Apple. Con la funzione Cross-Device Resume, gli utenti potranno riprendere attività come la navigazione web o la modifica di documenti passando dal telefono al computer con un solo clic.

Con l’intelligenza artificiale e più continuità con Android, Windows 11 prova a recuperare terreno su Apple

Microsoft sta accelerando i suoi sforzi per rendere Windows 11 un sistema operativo più integrato con gli altri dispositivi che usiamo ogni giorno, in particolare gli smartphone.

Con gli ultimi aggiornamenti in fase di test, l’azienda sta introducendo due importanti filoni di novità: da un lato, una serie di funzionalità di intelligenza artificiale progettate per funzionare direttamente sul computer, senza la necessità costante di una connessione a internet; dall’altro, un significativo potenziamento della continuità tra applicazioni usate su telefoni Android e PC.

Quest’ultima è una mossa che sembra voler replicare una delle caratteristiche più apprezzate e consolidate dell’ecosistema di Apple, dove il passaggio da un iPhone a un Mac è da anni un’esperienza fluida e quasi istantanea.

L’obiettivo di Microsoft appare chiaro: ridurre il divario con la concorrenza e rispondere a un’esigenza sempre più sentita dagli utenti, quella di poter iniziare un’attività su un dispositivo e continuarla senza interruzioni su un altro.

Per anni, questa è stata una prerogativa quasi esclusiva di chi possiede dispositivi Apple, creando un forte incentivo a rimanere all’interno di quell’ambiente.

Ora, Microsoft sembra aver trovato un approccio più maturo e pragmatico per offrire qualcosa di simile a chi usa Windows e Android, un tentativo che si discosta notevolmente dai suoi sforzi passati, non sempre andati a buon fine.

Ma questa volta, la strategia è diversa e si concentra non tanto sul far funzionare le app del telefono sul computer, quanto sul trasferire il contesto di ciò che si sta facendo.

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Una continuità tra dispositivi che ricorda molto quella di Apple

La principale novità in questo ambito si chiama “Cross-Device Resume“, una funzionalità che Microsoft aveva introdotto in forma limitata lo scorso anno, permettendo di trasferire la riproduzione musicale da Spotify dallo smartphone al PC. Ora, con le versioni di Windows 11 attualmente in distribuzione nel Release Preview Channel (l’ultima fase di test prima del rilascio pubblico) questa funzione è stata notevolmente ampliata.

L’idea è semplice: se si sta ascoltando una canzone, leggendo una pagina web o lavorando su un documento sul proprio telefono Android, una volta vicino al PC con Windows 11, comparirà un’icona dell’applicazione corrispondente sulla barra delle applicazioni, permettendo di riprendere l’attività esattamente da dove la si era interrotta con un solo clic.

Questa funzionalità, che ricorderà a molti la funzione Handoff di Apple, ora supporta non solo Spotify, ma anche il browser Microsoft Edge, consentendo di trasferire le sessioni di navigazione, e le principali applicazioni della suite Office come Word, Excel e PowerPoint.

Come descritto da Windowslatest, la compatibilità si estende anche ad altre applicazioni specifiche a seconda del produttore dello smartphone, come il browser nativo dei telefoni Vivo o i file aperti tramite l’assistente Copilot su dispositivi di marche come Samsung, Honor, Oppo e Xiaomi.

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A livello tecnico, il sistema si basa sull’applicazione “Collegamento a Windows” (Link to Windows) che deve essere installata e attiva sul telefono Android. Questa app invia al computer un piccolo pacchetto di dati che contiene le informazioni essenziali: quale applicazione si stava usando, quale contenuto si stava visualizzando e le istruzioni per il PC su come riprendere l’attività. In questo scenario, si può ipotizzare che il valore competitivo del software dipenderà sempre più dallo sviluppo di applicazioni mobile concepite per dialogare nativamente con l’ambiente desktop, superando il concetto di app come entità isolata.

Tuttavia, il funzionamento non è privo di condizioni.

È necessario che i due dispositivi siano associati tramite Bluetooth, che l’app “Collegamento a Windows” sia in esecuzione in background sul telefono e che i produttori di smartphone abbiano integrato correttamente le tecnologie di Microsoft. Questo spiega perché, almeno per ora, la piena compatibilità sia garantita solo per un gruppo ristretto di marchi.

Questo approccio, basato sulla collaborazione con i produttori, segna un netto cambio di passo rispetto ai tentativi precedenti di Microsoft di unificare il mondo mobile e quello desktop, tentativi che si sono scontrati con ostacoli tecnici e scarso interesse da parte degli sviluppatori.

Un cambio di strategia dopo i fallimenti del passato

Chi segue da tempo le vicende di Microsoft ricorderà forse “Project Rome”, un’iniziativa dell’era di Windows 10 che mirava a creare un ponte tra PC e dispositivi mobili ma che, alla fine, non ottenne mai un’adozione significativa. La strategia attuale sembra aver fatto tesoro di quelle esperienze.

Invece di insistere nel tentativo di eseguire nativamente le applicazioni Android su Windows, una funzione che Microsoft sta silenziosamente abbandonando dopo averla introdotta tramite l’Appstore di Amazon, l’azienda si sta concentrando su qualcosa che potrebbe rivelarsi molto più utile nell’uso quotidiano: il passaggio di sessione.

Si è probabilmente compreso che le persone non desiderano tanto usare l’app di Instagram del telefono su uno schermo da 27 pollici, quanto piuttosto continuare a leggere un articolo o a modificare un foglio di calcolo senza doverlo cercare e riaprire manualmente. È lecito supporre che la sfida principale si sposterà verso una sempre più accurata progettazione di interfacce e user experience, dove il centro del progetto non è più il singolo dispositivo, ma la fluidità del percorso dell’utente attraverso schermi differenti.

Questo cambio di prospettiva, però, porta con sé una limitazione importante e, per certi versi, inevitabile.

L’esclusione totale del mondo Apple.

Come riportato nella documentazione ufficiale di Microsoft, le applicazioni per iOS non sono al momento supportate per l’integrazione con questa tecnologia di continuità. Le rigide restrizioni imposte da Apple sul funzionamento delle app in background rendono tecnicamente molto difficile, se non impossibile, implementare un sistema come “Collegamento a Windows” su un iPhone.

Questa scelta, di fatto, rafforza l’asse tra Windows e Android, lasciando fuori gli utenti iPhone che possiedono un PC Windows e che, paradossalmente, non potranno beneficiare di una funzione che imita proprio una delle comodità del loro ecosistema.

A questo si aggiungono altre potenziali criticità, come il fatto che se il sistema di risparmio energetico dello smartphone dovesse chiudere l’app “Collegamento a Windows”, la funzione smetterebbe di funzionare. Ma le novità di questo aggiornamento non si fermano alla sola interazione con il telefono.

L’altra novità è l’intelligenza artificiale, ma non come ce l’aspettiamo

Parallelamente agli sforzi per migliorare l’integrazione con Android, Microsoft sta portando avanti una profonda trasformazione di Windows basata sull’intelligenza artificiale. La novità più strutturale è l’introduzione del Windows Copilot Runtime, un nuovo livello del sistema operativo che integra più di 40 modelli di IA capaci di funzionare localmente, ovvero direttamente sul dispositivo senza dover inviare dati a server esterni per ogni singola operazione.

Questo approccio ha due vantaggi significativi: aumenta la velocità di esecuzione e offre maggiori garanzie sul fronte della privacy, un tema sempre più centrale nel dibattito tecnologico.

Una delle applicazioni più discusse di questa nuova architettura è “Windows Recall”, una funzione (per ora esclusiva dei nuovi PC “Copilot+”) che cattura costantemente screenshot delle attività dell’utente per creare una sorta di “memoria fotografica” del computer, interamente ricercabile.

Se un utente cerca “quel grafico blu che ho visto la settimana scorsa in una presentazione”, Recall dovrebbe essere in grado di ritrovare il momento esatto in cui quel grafico era visibile sullo schermo. Microsoft ha sottolineato che tutti i dati vengono elaborati e archiviati localmente sul PC, protetti da crittografia e accessibili solo tramite autenticazione, ma la funzione ha già sollevato diverse perplessità sulla gestione dei dati personali.

Altre funzionalità basate sull’IA locale includono i sottotitoli in tempo reale con traduzione automatica per qualsiasi audio, un sistema di soppressione dei rumori di fondo durante le chiamate e una tecnologia per migliorare la risoluzione dei giochi e dei video.

Questi aggiornamenti, che si prevede arriveranno al pubblico nelle prossime settimane, delineano una strategia a due binari per il futuro di Windows. Da un lato, si cerca di costruire un ecosistema più coeso con il mondo Android per competere ad armi pari con Apple.

Dall’altro, si investe in un’intelligenza artificiale “a bordo” che possa rendere i computer più utili e personali, riducendo la dipendenza dai servizi cloud. È probabilmente il tentativo più coerente e promettente fatto da Microsoft negli ultimi anni per ridefinire il ruolo del PC in un mondo dominato dagli smartphone.

Resta da vedere se questa volta gli utenti e, soprattutto, gli sviluppatori seguiranno l’azienda in questa direzione.

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