Quello che era stato annunciato come un investimento colossale si è rivelato un meccanismo molto più cauto e condizionato, frutto di un’intricata dipendenza finanziaria e tecnologica che ora mostra le prime crepe.

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
La partnership tra NVIDIA e OpenAI annunciata come un accordo da 100 miliardi di dollari si rivela più complessa L'investimento è progressivo e condizionato ai risultati non un esborso immediato Un modello finanziario circolare lega le due aziende con OpenAI che reinveste i fondi ricevuti nellacquisto di chip NVIDIA creando una forte ma rischiosa interdipendenza
L’intesa tra Nvidia e OpenAI, spiegata bene
L’annuncio di una partnership strategica tra Nvidia e OpenAI, con in gioco una cifra potenziale di 100 miliardi di dollari, ha catturato l’attenzione di chiunque segua il settore tecnologico. Un accordo di questa portata sembrava destinato a definire il futuro dell’intelligenza artificiale, cementando un’alleanza tra il principale produttore di chip al mondo e il laboratorio di ricerca più noto.
Tuttavia, col passare dei mesi, i contorni di questa intesa si sono fatti più sfumati, rivelando una realtà meno definita di quanto le cifre potessero suggerire. Non si è trattato di un crollo improvviso, quanto piuttosto di un graduale riallineamento delle aspettative, che ha fatto emergere la complessa natura delle dipendenze tecnologiche ed economiche in questo settore.
La storia di questo accordo è in realtà la storia di come si costruisce, e si finanzia, l’infrastruttura su cui poggerà l’intelligenza artificiale di domani, una narrazione che, a un esame più attento, si rivela molto più complessa e ricca di sfumature. In questo contesto, si può ipotizzare che la scalabilità di tali progetti dipenderà non solo dall’hardware, ma anche dall’ottimizzazione di modelli di machine learning capaci di gestire carichi computazionali così elevati con la massima efficienza energetica.
Quello che inizialmente era stato presentato come un investimento colossale si è rivelato essere un meccanismo molto più cauto e condizionato.
Per comprendere la situazione attuale, è necessario fare un passo indietro e analizzare le dichiarazioni che hanno ridimensionato la portata dell’accordo.
È stato lo stesso Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, a fornire la chiave di lettura più importante, specificando che la sua azienda non si era mai formalmente impegnata a versare 100 miliardi di dollari. La sua precisazione, riportata da diverse testate di settore come TradingKey, descrive uno schema differente: OpenAI avrebbe invitato Nvidia a partecipare a un piano di investimenti che poteva arrivare fino a quella cifra, ma ogni esborso sarebbe stato progressivo e strettamente legato ai risultati ottenuti.
Una promessa da 100 miliardi, con molte condizioni
La logica dietro a questo approccio è incrementale. L’accordo, annunciato in origine nel settembre del 2025, prevede che l’investimento di Nvidia proceda di pari passo con l’effettiva messa in funzione dell’infrastruttura di calcolo.
In altre parole, man mano che OpenAI attiva un gigawatt di nuova potenza computazionale, Nvidia valuta se e come procedere con il finanziamento successivo.
Si tratta di una strategia che protegge Nvidia da un’esposizione finanziaria eccessiva, legando il suo capitale a progressi tangibili e misurabili, ma che allo stesso tempo mette OpenAI nella condizione di dover costantemente dimostrare la validità dei suoi piani di espansione.
Un documento depositato presso la SEC nel novembre del 2025 ha confermato che, fino a quel momento, nessuno dei 100 miliardi di dollari era stato effettivamente trasferito, indicando che le negoziazioni e la struttura stessa della partnership erano ancora in fase di rinegoziazione.
Questo approccio prudente solleva interrogativi sulla solidità finanziaria del progetto a lungo termine di OpenAI.
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L’azienda ha impegni per la costruzione di data center che, secondo alcune stime, superano il valore di mille miliardi di dollari, una cifra che le sue attuali entrate non sono in grado di coprire autonomamente.
L’investimento di Nvidia non è quindi solo strategico, ma vitale per sostenere le ambizioni di OpenAI, che includono anche collaborazioni con altri giganti come Microsoft, Oracle e SoftBank per la creazione di un’infrastruttura AI su scala globale, come descritto nel comunicato ufficiale di OpenAI.
La natura condizionata dell’accordo, però, suggerisce che Nvidia stia mantenendo un certo grado di scetticismo, o quantomeno una notevole cautela.
Ma questa prudenza nasconde una logica economica ben precisa.
Un meccanismo quasi simbiotico che lega il destino delle due aziende in un modo non immediatamente evidente.
Il modello “circolare” che lega i due giganti
L’architettura finanziaria dell’intesa tra Nvidia e OpenAI si basa su un modello che può essere definito “circolare”. Questo schema, abbastanza comune nelle partnership per le grandi infrastrutture tecnologiche, prevede che per ogni somma di denaro che Nvidia investe in OpenAI, una parte consistente di quel capitale torni di fatto al mittente.
Nello specifico, si stima che per ogni 10 miliardi di dollari investiti da Nvidia, circa 35 miliardi rientrino nelle sue casse attraverso l’acquisto, da parte di OpenAI, dei suoi costosissimi e indispensabili chip. Questo meccanismo crea una forte interdipendenza: Nvidia finanzia il suo più grande cliente, il quale a sua volta utilizza quei fondi per acquistare i prodotti che rendono Nvidia dominante sul mercato.
Da un lato, questo sistema permette a OpenAI di accedere a capitali che altrimenti faticherebbe a trovare, consentendole di pianificare la costruzione di un’infrastruttura senza precedenti. L’obiettivo dichiarato è di arrivare a una capacità di almeno 10 gigawatt, un volume di energia paragonabile a quello prodotto da più di quattro dighe di Hoover, che servirà ad alimentare i modelli di intelligenza artificiale del futuro.
Dall’altro lato, Nvidia non si limita a un semplice investimento finanziario, ma si assicura una domanda stabile e massiccia per i suoi processori, consolidando ulteriormente la sua posizione di quasi monopolio nel settore.
Questa simbiosi, tuttavia, è anche una potenziale vulnerabilità per entrambe le società. OpenAI si lega mani e piedi a un unico fornitore, mentre Nvidia scommette una parte significativa della sua crescita futura sul successo di un unico, seppur fondamentale, partner.
Eppure, anche un legame così stretto sta iniziando a mostrare delle crepe, spinto da una necessità che per OpenAI sta diventando sempre più pressante: la diversificazione.
Le crepe nella partnership e la ricerca di alternative
La rinegoziazione dei termini dell’accordo non è solo il frutto della cautela di Nvidia, ma riflette anche un cambiamento strategico più ampio in ambito di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
OpenAI, consapevole dei rischi legati alla dipendenza da un singolo fornitore, ha iniziato a esplorare attivamente soluzioni alternative per i chip dedicati all’inferenza, ovvero la fase in cui i modelli di AI, una volta addestrati, vengono effettivamente utilizzati per generare risposte.
Questa ricerca è motivata sia da preoccupazioni sulle prestazioni sia dalla volontà di ridurre il potere contrattuale di Nvidia.
Non si tratta di un’iniziativa isolata: altri importanti attori del settore, come Google e Anthropic, si stanno muovendo nella stessa direzione, privilegiando sempre più lo sviluppo di chip personalizzati (ASIC) rispetto alle GPU generiche di Nvidia, le quali, pur essendo potentissime, non sono sempre la soluzione più efficiente per ogni tipo di applicazione.
Questo desiderio di autonomia da parte di OpenAI si inserisce in un contesto in cui nuovi investitori, come Amazon e SoftBank, stanno entrando nel suo capitale, diluendo potenzialmente l’influenza di Nvidia.
La dinamica di potere sta cambiando, e l’accordo da 100 miliardi, più che un’alleanza blindata, appare oggi come un complesso negoziato in continua evoluzione.
Nonostante queste incertezze, i piani infrastrutturali restano ambiziosi.
La prima fase del progetto, che prevede l’installazione del primo gigawatt di sistemi Nvidia basati sulla nuova piattaforma “Vera Rubin”, è ancora prevista per la seconda metà del 2026, come riportato da Nvidia stessa.
La grande visione di un’infrastruttura AI su scala planetaria rimane intatta, ma la strada per realizzarla appare ora meno lineare, costellata di rinegoziazioni, interessi divergenti e una crescente competizione tecnologica che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere nel prossimo futuro.



