Questa strategia si basa su un protocollo tecnico aperto e su accordi con importanti operatori dei pagamenti e dell’e-commerce.

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
OpenAI sta trasformando ChatGPT in una piattaforma per acquistare direttamente in-chat. Grazie all'Agentic Commerce Protocol, sviluppato con Stripe, e ad alleanze con PayPal, Shopify e Instacart, l'azienda sta definendo il futuro del commercio agenziale, dove l'IA gestisce l'intero processo di acquisto, dalla ricerca al pagamento, per conto dell'utente.
Un protocollo per far dialogare macchine e negozi
Il fulcro della strategia di OpenAI è l’Agentic Commerce Protocol (ACP), un framework tecnico aperto sviluppato in collaborazione con il processore di pagamenti Stripe e reso pubblico lo scorso anno.
Il protocollo definisce una serie di API standardizzate che consentono agli agenti di intelligenza artificiale di accedere in modo sicuro ai cataloghi dei prodotti, alle informazioni sui prezzi e ai sistemi di pagamento dei commercianti, senza che questi ultimi debbano ricostruire da zero la loro infrastruttura.
La scelta di un approccio open-source non è casuale: invece di vincolare i venditori a un sistema proprietario di OpenAI, l’ACP è stato progettato per essere compatibile con diversi processori di pagamento e piattaforme. Secondo alcuni analisti, questa flessibilità potrebbe accelerarne l’adozione, riducendo le resistenze dei commercianti, spesso diffidenti nei confronti di sistemi chiusi che potrebbero limitare la loro autonomia.
Tecnicamente, il protocollo si basa su flussi di pagamento “tokenizzati” e scambi di dati strutturati per proteggere le credenziali degli utenti, consentendo al contempo ai sistemi di IA di avviare le transazioni in modo programmatico.
Un aspetto fondamentale, come descritto nelle guide per sviluppatori di OpenAI, è che l’ACP preserva il controllo del commerciante sul processo di vendita. Sebbene sia ChatGPT a raccogliere le informazioni dell’acquirente e i dettagli per la spedizione, è il venditore a mantenere l’autorità finale sull’accettazione dell’ordine, sulla gestione della logistica e sul rapporto con il cliente.
Il negoziante, di fatto, continua a essere il responsabile della transazione, utilizzando i propri sistemi per la convalida, il calcolo delle imposte, l’analisi delle frodi e l’elaborazione del pagamento.
Ma un protocollo, per quanto ben progettato, rimane un esercizio teorico senza partner disposti ad adottarlo su larga scala.
Dai pagamenti alla spesa, le alleanze per rendere tutto operativo
L’espansione commerciale di OpenAI ha preso slancio grazie a una serie di accordi di alto profilo con istituzioni finanziarie e piattaforme di e-commerce.
Un passaggio significativo è stato l’annuncio, nell’ottobre del 2025, della partnership con PayPal, un gigante che serve oltre 400 milioni di utenti a livello globale. PayPal ha dichiarato che adotterà l’Agentic Commerce Protocol per abilitare i pagamenti all’interno di ChatGPT.
Alex Chriss, presidente e CEO di PayPal, ha inquadrato l’accordo come una naturale evoluzione delle aspettative dei consumatori, affermando che “centinaia di milioni di persone si rivolgono a ChatGPT ogni settimana per attività quotidiane, inclusa la ricerca di prodotti […] collaborando con OpenAI e adottando il protocollo, PayPal alimenterà esperienze di pagamento che aiuteranno le persone a passare dalla chat al checkout in pochi passaggi”.
Stripe, dal canto suo, rimane il partner fondamentale, avendo fornito l’infrastruttura di pagamento principale per le prime implementazioni della funzionalità “Instant Checkout”.
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Un altro attore chiave è Shopify, che si è posizionato come un canale di distribuzione essenziale. Attraverso il sistema “Agentic Storefronts” di Shopify, i commercianti possono rendere i loro dati di prodotto strutturati e quindi “comprensibili” e indicizzabili dai sistemi di IA. In questo modo, ChatGPT può interpretare richieste in linguaggio naturale e presentare opzioni di acquisto contestualizzate.
L’integrazione, peraltro, non si limita a ChatGPT, ma si estende ad altre piattaforme come Perplexity e Microsoft Copilot, sebbene al momento sia quella di OpenAI a offrire l’esperienza transazionale più completa.
L’accordo con Instacart, infine, segna l’ingresso di questa tecnologia in categorie di acquisto quotidiane, come la spesa alimentare. Gli utenti possono ora passare da una conversazione su idee per ricette alla cassa del supermercato, collegando l’IA conversazionale con l’inventario e i sistemi di consegna in tempo reale.
Questa accelerazione, tuttavia, non è un’iniziativa isolata di OpenAI, ma si inserisce in una trasformazione più ampia che sta ridefinendo le fondamenta stesse del commercio online.
L’ascesa del “commercio agenziale” e le sue conseguenze
Il fenomeno in cui si inseriscono le iniziative di OpenAI è definito “commercio agentico” (agentic commerce). Secondo un’analisi di IBM, questo modello si differenzia radicalmente dall’e-commerce tradizionale perché sposta il carico di lavoro dall’utente all’intelligenza artificiale.
Invece di dover cercare manualmente prodotti su diversi siti, confrontare opzioni, leggere recensioni e completare passaggi di pagamento multipli, gli assistenti di acquisto basati su IA raccolgono le esigenze, esaminano le offerte di più rivenditori in tempo reale e procedono all’acquisto o formulano raccomandazioni per conto dell’utente.
Si introduce così un concetto di “autonomia graduale”, in cui gli acquisti a basso rischio possono essere completamente automatizzati, mentre quelli di importo elevato o più delicati richiedono un’approvazione umana esplicita. Questo equilibrio tra automazione e controllo umano non è un dettaglio tecnico marginale, ma il cuore dell’esperienza utente nel commercio agentico. La qualità della progettazione di interfacce e user experience determina se gli utenti si sentiranno effettivamente in controllo del processo di acquisto o se, al contrario, percepiranno un’eccessiva delegazione all’IA come un rischio per la loro autonomia. Una buona interfaccia deve rendere visibile dove interviene l’automazione, dove è richiesta l’approvazione umana e come l’utente può sempre riprendre il controllo — una sfida di design che non è ancora stata completamente risolta nemmeno dai leader del settore
La competizione, del resto, si sta già muovendo. Google e Microsoft Copilot hanno iniziato a mostrare dati di prodotto strutturati provenienti dai commercianti Shopify nei risultati di ricerca guidati dall’IA, anche se senza ancora abilitare il completamento della transazione.
Anche Amazon, Google, PayPal e Mastercard stanno sviluppando i propri servizi di acquisto “agenziali”.
Questo fermento indica che il settore considera questa transizione non più come un’ipotesi futura, ma come una realtà di mercato imminente. I dati sembrano confermare questa tendenza: un’analisi di Flagship Advisory Partners ha rilevato che le visite ai siti dei commercianti provenienti da sistemi di IA sono aumentate di dieci volte tra ottobre 2024 e gennaio 2026.
Tuttavia, la stessa fonte riporta che la crescita ha subito un rallentamento o una contrazione verso la fine del 2025, un dato che potrebbe segnalare una saturazione nei segmenti di utenti più precoci o un’incertezza sulla reale adozione da parte dei consumatori su vasta scala.
Al momento, OpenAI non ha comunicato proiezioni di ricavi legate a queste transazioni, ma è chiaro che le commissioni e gli accordi commerciali potrebbero rappresentare una nuova e consistente fonte di entrate, oltre ai tradizionali abbonamenti. Per il 2026, l’azienda sembra intenzionata a espandere il supporto a carrelli con più articoli e a lanciare il servizio a livello internazionale.
Tutto questo sta riposizionando il funzionamento del commercio digitale.
Invece di navigare tra motori di ricerca, marketplace e siti di singoli marchi, i consumatori potrebbero affidarsi sempre più a un unico sistema di IA per gestire l’intero percorso di acquisto. Per i commercianti, ciò introduce una nuova dimensione competitiva: il successo dipenderà non solo dalla qualità del prodotto o dalla forza del marchio, ma anche dall’efficacia con cui le loro offerte saranno rappresentate in formati strutturati e leggibili dalle macchine, alterando profondamente le strategie di marketing e di ottimizzazione per i motori di ricerca.
La trasformazione del commercio agentico rappresenta una sfida esistenziale per i retailer tradizionali, ma anche un’opportunità per coloro che sapranno ripensare la propria infrastruttura digitale. I commercianti italiani che desiderano rimanere competitivi devono dotarsi di piattaforme eCommerce moderne e strutturate, capaci di esporre i dati dei prodotti in formati machine-readable e di integrarsi fluidamente con gli assistenti di IA di nuova generazione, trasformando la complessità tecnica in un vantaggio di mercato e in una nuova porta d’ingresso verso i consumatori



