Samsung rivoluziona la IA su smartphone con Perplexity sui Galaxy S26

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L’azienda ha deciso di abbandonare l’idea di un singolo assistente onnipotente per puntare su un sistema “orchestratore” che coordini diverse intelligenze artificiali specializzate.

Samsung rivoluziona la IA su smartphone con Perplexity sui Galaxy S26
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Samsung annuncia un cambio di strategia per l'intelligenza artificiale sui suoi futuri smartphone. Con i Galaxy S26, l'azienda integrerà profondamente il motore di ricerca AI Perplexity, abbandonando l'idea di un unico assistente onnipotente. L'obiettivo è creare un sistema orchestratore, Galaxy AI, che farà dialogare diverse IA specializzate, con Bixby relegato al controllo del dispositivo.

Samsung sta cambiando idea su come useremo l’intelligenza artificiale sui telefoni

Da tempo la competizione tra i grandi produttori di tecnologia sull’intelligenza artificiale si gioca su un unico campo: creare un assistente virtuale onnipotente, una singola entità in grado di rispondere a ogni nostra domanda e anticipare ogni nostro bisogno. Un modello che Apple, Google e Amazon hanno perseguito per anni.

Samsung, con una mossa che suggerisce un cambio di strategia piuttosto netto, sembra aver deciso di percorrere una strada diversa. L’azienda ha annunciato che i suoi prossimi smartphone di punta, i Galaxy S26, integreranno in modo profondo Perplexity, un motore di ricerca conversazionale basato sull’intelligenza artificiale.

Questa non è semplicemente l’aggiunta di una nuova applicazione preinstallata, ma un ripensamento di come l’intelligenza artificiale dovrebbe funzionare su un dispositivo mobile.

L’annuncio ufficiale avverrà durante l’evento Galaxy Unpacked del 25 febbraio 2026 a San Francisco, ma le informazioni condivise finora delineano una visione precisa: non più un solo assistente che fa tutto, ma un sistema capace di far dialogare tra loro diverse intelligenze artificiali specializzate.

La scelta di Perplexity è solo il primo, significativo passo in questa direzione.

Ma cosa ha spinto Samsung a deviare da un percorso che sembrava ormai tracciato per l’intero settore?

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Un sistema di intelligenze artificiali, non più una sola

La decisione di Samsung non nasce da un’intuizione improvvisa, ma da un’analisi attenta di come le persone usano già oggi questi strumenti.

Secondo una ricerca interna dell’azienda, citata nel suo comunicato stampa ufficiale, quasi l’80% degli utenti si affida quotidianamente a più di due agenti di intelligenza artificiale.

È un dato che riflette un’abitudine diffusa: si usa un servizio per scrivere testi, un altro per generare immagini, un altro ancora per analizzare dati o per trovare risposte complesse a domande specifiche. Questa frammentazione costringe però a un continuo passaggio tra un’app e l’altra, rendendo l’esperienza poco fluida e spesso macchinosa.

È qui che si inserisce la nuova filosofia di Samsung.

– Leggi anche: Intelligenza artificiale la nuova arma del cybercrime nel 2026

L’idea è trasformare il sistema operativo del telefono, e in particolare la sua componente Galaxy AI, in quello che l’azienda definisce un “orchestratore”. Invece di provare a sostituire tutti gli strumenti esistenti con un’unica soluzione proprietaria, Galaxy AI avrà il compito di coordinare diverse intelligenze artificiali, facendole collaborare in modo trasparente per l’utente.

Won-Joon Choi, uno dei dirigenti a capo della divisione ricerca e sviluppo di Samsung Mobile, ha spiegato che l’obiettivo è costruire “un sistema di intelligenza artificiale integrato, aperto e inclusivo, che dia agli utenti più scelta, flessibilità e controllo”.

La scelta di Perplexity come primo partner di questa nuova fase è strategica: si tratta di uno strumento molto apprezzato per la sua capacità di fornire risposte precise e corredate di fonti, un tipo di compito in cui i tradizionali assistenti vocali hanno spesso mostrato i loro limiti.

L’idea di un “direttore d’orchestra” digitale è affascinante, ma la sua efficacia dipenderà interamente da quanto profonda e funzionale sarà l’integrazione a livello di sistema.

Un’integrazione profonda, non una semplice app

La differenza fondamentale tra l’approccio di Samsung e il semplice scaricare un’applicazione dal Play Store risiede nel livello di integrazione. Perplexity non sarà un’isola separata all’interno del telefono, ma uno strumento accessibile da diverse parti del sistema operativo e da altre applicazioni. Sarà possibile attivarlo con un comando vocale dedicato, “Hey Plex”, oppure assegnarlo alla pressione prolungata del tasto laterale, lo stesso che molti utenti oggi usano per Bixby o per spegnere il dispositivo.

Questa integrazione a livello di sistema, come descritto da Engadget, permetterà a Galaxy AI di gestire flussi di lavoro complessi che coinvolgono più passaggi e più applicazioni. Per esempio, si potrebbe chiedere a Perplexity di trovare i migliori ristoranti in una certa zona, e una volta ottenuta la risposta, passare direttamente all’applicazione Calendario per fissare una prenotazione o a Note per salvare un appunto, senza dover copiare e incollare manualmente le informazioni.

Il sistema manterrà il contesto della conversazione, permettendo un’interazione più naturale e meno frammentata. Un risultato che dipende dalla progettazione consapevole di interfacce e user experience che rendano trasparente la complessità sottostante.

Questa capacità di dialogo tra diverse applicazioni è il vero cuore del progetto. Tuttavia, l’apertura dichiarata da Samsung solleva qualche interrogativo. Per ora l’integrazione è prevista per le applicazioni proprietarie (Note, Calendario, Galleria, eccetera) e per “selezionate app di terze parti”.

Questa selezione suggerisce che non si tratterà di un sistema completamente aperto, ma di un club esclusivo in cui Samsung deciderà chi può entrare, mantenendo un controllo stringente sull’esperienza utente. Resta da vedere se questa curatela si tradurrà in qualità o in un giardino recintato con poche opzioni reali.

E in tutto questo, che ne sarà del vecchio assistente di casa Samsung, Bixby?

Il futuro di Bixby e le incognite sull’apertura

L’arrivo di Perplexity non segna la fine di Bixby, ma piuttosto una sua riorganizzazione.

Samsung sembra aver capito che un singolo assistente non può eccellere in tutto. Con l’aggiornamento a One UI 8.5, che debutterà con la serie S26, Bixby si concentrerà su ciò che sa fare meglio: controllare le funzioni del dispositivo.

Sarà potenziato con capacità di linguaggio naturale più avanzate per gestire le impostazioni del telefono (“alza la luminosità al 70%”, “attiva la modalità non disturbare”), mentre le ricerche web e le domande complesse verranno demandate a Perplexity. In pratica, Bixby diventerà l’esperto del telefono, Perplexity l’esperto del mondo esterno.

Samsung ha anche lasciato intendere che alcune di queste funzionalità potrebbero arrivare, tramite aggiornamenti software, anche su modelli precedenti delle serie Galaxy S e Galaxy Z, anche se non ha fornito dettagli precisi su quali dispositivi saranno supportati e con quali eventuali limitazioni.

La strategia sembra chiara: creare una piattaforma di intelligenza artificiale flessibile e stratificata, in cui ogni componente ha un ruolo specifico. Questa mossa posiziona Samsung in modo interessante rispetto a Google, che con Gemini sta invece puntando a un modello monolitico e profondamente integrato in Android.

La scommessa di Samsung è che gli utenti preferiranno la flessibilità di un sistema multi-agente alla presunta semplicità di un’unica intelligenza artificiale onnicomprensiva.

È una scommessa audace, che ridefinisce il ruolo del produttore di smartphone: non più solo un fornitore di hardware e di un software di base, ma un curatore di esperienze intelligenti, un mediatore tra l’utente e i migliori strumenti di intelligenza artificiale disponibili sul mercato.

Il successo di questa visione dipenderà da quanto sarà realmente fluida l’orchestrazione e, soprattutto, da quanto sarà genuinely “aperta” la porta ai partner esterni.

Dalle parole al codice?

Informarsi è sempre il primo passo ma mettere in pratica ciò che si impara è quello che cambia davvero il gioco. Come software house crediamo che la tecnologia serva quando diventa concreta, funzionante, reale. Se pensi anche tu che sia il momento di passare dall’idea all’azione, unisciti a noi.

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