Alexa+ è arrivata: la nuova AI di AMAZON sfida APPLE e Siri

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il servizio, profondamente rinnovato con intelligenza artificiale generativa e capacità ‘agentiche’, è gratuito per gli abbonati Prime e rappresenta una mossa strategica contro Apple

Alexa+ è arrivata: la nuova AI di AMAZON sfida APPLE e Siri
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Dal 4 febbraio 2026 AMAZON ha lanciato negli Stati Uniti la nuova assistente AI Alexa+. Gratuita per gli abbonati Prime e a pagamento per gli altri, si basa su LLM per gestire conversazioni e compiti complessi. Questa mossa strategica mira a rafforzare l'ecosistema Prime e ad anticipare la rinnovata Siri di APPLE, definendo un nuovo standard.

La nuova Alexa è arrivata, ma non è per tutti allo stesso modo

Dal 4 febbraio 2026, Amazon ha reso disponibile a tutti i suoi clienti negli Stati Uniti la sua nuova e più evoluta assistente basata su intelligenza artificiale, Alexa+. La mossa non è un semplice aggiornamento software, ma un cambiamento profondo che ridefinisce il ruolo dell’assistente vocale nelle case e sui dispositivi di milioni di persone.

La strategia di distribuzione scelta da Amazon è già di per sé una notizia: il servizio è incluso senza costi aggiuntivi per tutti gli abbonati a Prime, mentre per chi non è cliente Prime il costo è di 19,99 dollari al mese, un prezzo allineato a quello di altri servizi di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT Plus. Questa biforcazione suggerisce un obiettivo preciso: non tanto monetizzare direttamente con il nuovo servizio, quanto piuttosto rendere l’abbonamento Prime ancora più indispensabile.

Per chi volesse provare il servizio senza sottoscrivere un abbonamento, Amazon ha previsto una versione di prova gratuita, accessibile tramite un’interfaccia di chat sul sito Alexa.com e sull’app mobile. Questa versione, tuttavia, presenta delle limitazioni di utilizzo pensate, secondo l’azienda, per evitare abusi del servizio.

È interessante notare come l’aggiornamento non sia automatico: gli utenti devono esplicitamente scegliere di passare ad Alexa+, una decisione che potrebbe sembrare controintuitiva. La scelta di un “opt-in” volontario potrebbe essere un modo per gestire con più cautela la transizione, permettendo agli utenti di abituarsi gradualmente a un’interfaccia e a un’interazione molto diverse dal passato, evitando così un possibile rigetto.

Ma cosa distingue davvero questa nuova versione dalla Alexa a cui milioni di persone si sono abituate in questi anni, e perché Amazon ha deciso di investire così tanto in un’evoluzione che è una riscrittura quasi completa del servizio?

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Cosa cambia, davvero, con Alexa+

La differenza fondamentale tra la vecchia Alexa e Alexa+ non risiede tanto in un miglioramento incrementale, quanto in un cambiamento di paradigma. La nuova versione è costruita su un’architettura completamente diversa, che si avvale di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) sviluppati sia da Amazon (con il suo modello Nova) sia, come riportato sul sito ufficiale di Amazon, da Anthropic, una delle aziende più importanti nel campo dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Questo le permette di superare il limite storico degli assistenti vocali: non si limita più a rispondere a comandi diretti e specifici, ma è in grado di gestire conversazioni complesse, contestualizzate e articolate su più passaggi. In pratica, si passa da un esecutore di ordini a un vero e proprio assistente in grado di comprendere intenzioni e portare a termine compiti complessi in autonomia.

Amazon definisce queste nuove capacità “agentiche”, un termine che indica la facoltà dell’intelligenza artificiale di agire per conto dell’utente. Ad esempio, si può chiedere ad Alexa+ di trovare un ristorante, prenotare un tavolo, e contemporaneamente chiamare un’auto con Uber per raggiungere il posto, tutto con un’unica richiesta conversazionale. L’assistente è in grado di integrare servizi esterni come Ticketmaster, Yelp, OpenTable ed Expedia, coordinando le informazioni e le azioni necessarie per completare l’obiettivo.

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Oltre a queste funzioni pratiche, Alexa+ è stata progettata per sostenere dialoghi più profondi, ricordando le conversazioni passate tra una sessione e l’altra, fornendo consigli musicali personalizzati e aiutando gli utenti a esplorare argomenti complessi in modo discorsivo. È un cambiamento che sposta l’interazione da un modello puramente transazionale a uno più relazionale, sebbene mediato da un’intelligenza artificiale.

Tuttavia, un’architettura tecnologica così ambiziosa ha richiesto un lungo periodo di rodaggio, che non è stato esente da critiche e ha costretto l’azienda a ricalibrare alcuni aspetti dell’esperienza utente.

Un anno di prove e qualche correzione

Prima del lancio su larga scala, Alexa+ è stata testata per quasi un anno da decine di milioni di persone che hanno partecipato al programma Early Access di Amazon. Questo periodo di prova ha fornito all’azienda dati preziosi sull’utilizzo e sulla soddisfazione degli utenti.

Daniel Rausch, vicepresidente di Alexa ed Echo in Amazon, ha dichiarato che i partecipanti al test hanno avuto un numero di conversazioni con la nuova versione dalle due alle tre volte superiore rispetto alla vecchia, e l’utilizzo di funzioni specifiche, come la ricerca di ricette, è aumentato di cinque volte.

Secondo i dati diffusi dall’azienda, la percentuale di utenti che, dopo aver provato la nuova versione, hanno deciso di tornare a quella precedente (rollback rate) è stata molto bassa, nell’ordine di poche unità percentuali, un dato che Amazon interpreta come un segno di grande apprezzamento.

Eppure, come descritto da TechCrunch, durante i test non sono mancate le perplessità. Alcuni utenti hanno segnalato un’eccessiva “loquacità” dell’assistente e la tendenza a interrompere le conversazioni in momenti inopportuni, un comportamento derivante dalla sua capacità di rimanere in ascolto attivo dopo aver risposto.

Per risolvere il problema, Amazon ha introdotto un meccanismo di controllo: quando l’assistente non è sicuro che una frase sia rivolta a lui, ora chiede “Is that for me?” (“È per me?”), riducendo le attivazioni accidentali. Altri utenti si sono lamentati della nuova voce, spingendo Amazon a mantenere la possibilità di utilizzare la voce storica, pur potenziandola con le nuove capacità dell’intelligenza artificiale.

Queste modifiche dimostrano una certa attenzione al feedback degli utenti, ma svelano anche la difficoltà nel trovare un equilibrio tra un’interazione proattiva e una che non risulti invadente. I correttivi apportati da Amazon evidenziano quanto sia cruciale una raffinata progettazione di interfacce e user experience, specialmente quando si introducono tecnologie AI che devono bilanciare proattività e discrezione per non generare attriti con l’utente finale.

Questa corsa al lancio pubblico, nonostante la necessità di continui aggiustamenti, non è casuale e si inserisce in una partita molto più grande, giocata contro il principale concorrente di Amazon nel settore della tecnologia di consumo.

Una mossa strategica nel confronto con Apple

Il lancio di Alexa+ avviene circa due mesi prima della data in cui Apple dovrebbe, in teoria, presentare una versione profondamente rinnovata di Siri, potenziata da quella che l’azienda ha chiamato “Apple Intelligence”. Il tempismo di Amazon appare quindi come una mossa calcolata per anticipare il rivale e occupare uno spazio di mercato prima che questo possa lanciare la sua controffensiva.

Secondo quanto riportato da AppleInsider, lo sviluppo del nuovo Siri avrebbe subito notevoli ritardi: inizialmente previsto per settembre 2025, il suo rilascio sarebbe stato posticipato ad iOS 18.4, atteso tra marzo e aprile 2026, e pare che ci sia ancora incertezza tra gli ingegneri di Apple sulla possibilità di rispettare anche questa nuova scadenza.

Amazon, rendendo disponibile Alexa+ ora, non solo acquisisce un vantaggio temporale, ma ha anche l’opportunità di definire le aspettative degli utenti su cosa dovrebbe fare un assistente AI di nuova generazione. Mentre Apple lavora ancora per perfezionare il suo prodotto, Amazon sta già raccogliendo dati su larga scala, osservando come milioni di persone interagiscono con queste nuove funzionalità e affinando il servizio in base a un utilizzo reale e non più sperimentale.

È una strategia aggressiva che punta a consolidare la posizione di Alexa come l’assistente domestico di riferimento, trasformandolo da semplice altoparlante intelligente a un centro di controllo “agentico” per un’intera gamma di servizi digitali e fisici.

Resta da vedere come gli utenti adotteranno questo nuovo strumento e se la promessa di un assistente più intelligente e autonomo supererà le preoccupazioni per una tecnologia sempre più presente e capace di agire per nostro conto.

Amazon ha confermato che l’opzione per tornare alla vecchia Alexa rimarrà disponibile, anche se non ha specificato per quanto tempo. È un periodo di transizione che l’azienda userà per monitorare l’adozione e, forse, per preparare il terreno a future evoluzioni, come la personalizzazione della “personalità” dell’assistente, un’opzione su cui i dirigenti per ora non si sbilanciano, limitandosi a un laconico “restate sintonizzati”.

Dalle parole al codice?

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