La crescita vertiginosa della sua valutazione, raddoppiata in tre mesi, è alimentata da proiezioni di ricavi ambiziose e ingenti investimenti in infrastrutture, che la pongono in diretta competizione con OpenAI

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Anthropic, la società di intelligenza artificiale, è in trattativa per un finanziamento da 10 miliardi di dollari che porterebbe la sua valutazione a 350 miliardi, quasi raddoppiando in tre mesi. L'operazione, guidata da Coatue e GIC, è sostenuta da previsioni di ricavi esplosive e mira a finanziare la costruzione di infrastrutture per competere con il rivale OpenAI.
Anthropic e la valutazione da 350 miliardi di dollari che ridefinisce il settore dell’AI
Nel mondo della finanza tecnologica, abituato a numeri impressionanti, ci sono operazioni che riescono comunque a segnare un punto di rottura, a stabilire un nuovo metro di paragone per tutto il settore. Quella che sta per concludere Anthropic, l’azienda di intelligenza artificiale nota per il suo chatbot Claude, rientra senza dubbio in questa categoria.
Sono in corso trattative avanzate per un round di finanziamento da 10 miliardi di dollari, che porterebbe la valutazione della società a 350 miliardi. Un valore che non è solo enorme in termini assoluti, ma che colpisce soprattutto per la velocità con cui è stato raggiunto: solo tre mesi fa, Anthropic era stata valutata 183 miliardi di dollari.
Un raddoppio in un trimestre è una dinamica che va oltre la normale euforia dei mercati, suggerendo che le logiche che governano il settore dell’intelligenza artificiale generativa stiano seguendo regole proprie.
La rapidità di questa ascesa è forse l’elemento più significativo. Questo sarebbe il terzo “mega-round” di finanziamento per Anthropic in meno di un anno, dopo quello da 13 miliardi di dollari a una valutazione di 183 miliardi (Serie F) di tre mesi fa e un altro da 3,5 miliardi a marzo, quando la società era valutata 61,5 miliardi.
Questa scalata vertiginosa non è un evento isolato, ma il sintomo di una competizione feroce e di un appetito quasi insaziabile da parte degli investitori. A guidare quest’ultima operazione, che dovrebbe chiudersi nelle prossime settimane, sarebbero due nomi di peso nel mondo degli investimenti: Coatue Management e GIC, il fondo sovrano di Singapore.
La loro presenza segnala che non si tratta di scommesse speculative, ma di investimenti strategici basati su proiezioni di crescita molto concrete.
Ma una tale iniezione di capitale solleva una domanda fondamentale: dove finiranno tutti questi soldi e cosa giustifica una fiducia così grande?
Una crescita dei ricavi che alimenta la fiducia degli investitori
A sostenere queste valutazioni ci sono previsioni di ricavi altrettanto ambiziose. L’azienda, secondo quanto riportato da Silicon Angle, era sulla buona strada per chiudere il 2025 con ricavi ricorrenti annuali per 9 miliardi di dollari. La cifra che però ha probabilmente convinto gli investitori ad accelerare è quella relativa all’anno successivo: Anthropic prevede di quasi triplicare quel valore, raggiungendo circa 27 miliardi di dollari di ricavi nel 2026.
Cifre che, se confermate, descriverebbero una traiettoria di crescita quasi senza precedenti, spinta da un’adozione sempre più rapida dei suoi modelli di intelligenza artificiale, come la famiglia Claude, da parte del mercato aziendale. Una simile esplosione del fatturato e la conseguente complessità operativa imporrebbero l’adozione di un’infrastruttura gestionale di livello superiore, basata sullo sviluppo di software ERP scalabili e capaci di consolidare flussi finanziari internazionali in tempo reale.
È una mossa che sembra tanto strategica quanto necessaria per giustificare valutazioni così elevate e per continuare a investire in ricerca e sviluppo.
Questo nuovo capitale, inoltre, è distinto da un altro impegno finanziario recente e strutturato in modo particolare. Microsoft e Nvidia si sono infatti impegnate a versare 15 miliardi di dollari in quello che è stato definito un accordo “circolare”: Anthropic utilizzerà questi fondi per acquistare 30 miliardi di dollari di capacità di calcolo da Microsoft Azure, basata su chip Nvidia.
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Si tratta di un meccanismo complesso che lega Anthropic a doppio filo con due giganti tecnologici, garantendole l’accesso a una potenza di calcolo indispensabile, ma sollevando anche interrogativi sulla sua reale indipendenza operativa.
In sostanza, una parte significativa del finanziamento non è denaro liquido da spendere liberamente, ma un credito da utilizzare per i servizi dei suoi stessi investitori.
Questo modello, sempre più diffuso nel settore, mostra come la vera partita non si giochi solo sullo sviluppo del software, ma sul controllo dell’infrastruttura fisica che lo alimenta.
L’infrastruttura come vero campo di battaglia
La raccolta di capitale appare ancora più logica se si considera l’annuncio fatto da Anthropic a metà novembre: un’iniziativa da 50 miliardi di dollari per la costruzione di una propria infrastruttura. L’azienda ha in programma di creare data center a New York, in Texas e in altre località strategiche.
Questi si affiancheranno a un impianto cloud da 11 miliardi di dollari che Amazon Web Services ha già costruito per Anthropic vicino al lago Michigan. Stiamo parlando di investimenti colossali, paragonabili a quelli di intere nazioni, che servono a un unico scopo: avere la potenza di calcolo necessaria per continuare a migliorare i propri modelli linguistici di grandi dimensioni.
Un esempio recente è il lancio di Claude 4.5 Opus, che ha quasi triplicato il punteggio del suo predecessore su un benchmark particolarmente complesso, l’ARC-AGI-2, utilizzato per misurare le capacità di ragionamento di un’intelligenza artificiale.
Senza data center e migliaia di chip ad alte prestazioni, questi progressi sarebbero impossibili.
Questa fame di infrastrutture sta trasformando la competizione nel settore dell’AI. Non si tratta più solo di scrivere il codice migliore, ma di possedere o controllare la filiera hardware che permette a quel codice di funzionare su scala globale.
Anthropic, con queste mosse, sta cercando di ridurre la sua dipendenza dai fornitori di servizi cloud tradizionali, anche se accordi come quello con Microsoft e Nvidia mostrano quanto sia difficile svincolarsi completamente.
La strategia è chiara: diventare un’azienda verticalmente integrata, dal software all’hardware, per non essere lasciata indietro.
Una dinamica che definisce i contorni di una competizione sempre più ristretta al vertice, dove un solo altro attore sembra in grado di tenere il passo.
La corsa a due con OpenAI e i piani per il futuro
L’aumento di valutazione di Anthropic la posiziona in modo sempre più definito nel mercato. Con 350 miliardi di dollari, la società supera nettamente concorrenti come xAI di Elon Musk, ma rimane ancora dietro al suo principale rivale, OpenAI, attualmente valutata 600 miliardi di dollari. La competizione, di fatto, sembra ridursi sempre più a un duello tra queste due realtà.
E anche OpenAI non sta a guardare: come descritto da TechCrunch, sarebbe in trattativa per raccogliere fino a 100 miliardi di dollari, puntando a una valutazione che potrebbe raggiungere gli 830 miliardi. Anche OpenAI, nel 2025, ha portato a termine almeno cinque acquisizioni per un valore di oltre 7,6 miliardi di dollari, inclusa quella da 6,5 miliardi per Jony Ive’s io Products Inc., a dimostrazione di una strategia di espansione a tutto campo.
In questo contesto, Anthropic sta completando la sua trasformazione da organizzazione focalizzata sulla ricerca a un temibile concorrente commerciale. Ha introdotto funzionalità per ridurre i costi di inferenza per i suoi clienti, un dettaglio tecnico ma fondamentale per chi utilizza i suoi servizi su larga scala, e a dicembre ha effettuato la sua prima acquisizione, comprando lo sviluppatore di Bun, un toolkit per applicazioni JavaScript, con l’obiettivo di potenziare il suo assistente di programmazione, Claude Code.
Se questo round di finanziamento da 10 miliardi di dollari andrà in porto, potrebbe essere l’ultimo prima del grande passo: la quotazione in borsa. La società avrebbe già incaricato uno studio legale per preparare lo sbarco a Wall Street verso la fine del 2026. Un percorso simile a quello che si vocifera per OpenAI, che potrebbe puntare a una IPO nella seconda metà del 2026 o all’inizio del 2027 con una valutazione che potrebbe toccare i mille miliardi di dollari.
Il flusso di capitale senza precedenti che si sta riversando sull’intelligenza artificiale segnala che investitori e grandi aziende tecnologiche vedono in questa tecnologia non solo un prodotto, ma una piattaforma su cui si baserà l’economia del futuro. Le valutazioni, che solo pochi anni fa sarebbero state considerate fantascientifiche, sono oggi la norma in un settore che corre a una velocità mai vista prima.
Resta da vedere se la crescita dei ricavi e l’utilità reale di queste tecnologie riusciranno a tenere il passo di aspettative finanziarie così elevate.



