Siri rinasce con l’IA Gemini di Google, Apple svela la sua rivoluzione a febbraio

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Una decisione che ridefinisce non solo la tecnologia, ma anche la filosofia di un’azienda che ha sempre fatto dell’autosufficienza tecnologica un suo vanto, nata dopo anni di difficoltà e ritardi nello sviluppo interno.

Siri rinasce con l’IA Gemini di Google, Apple svela la sua rivoluzione a febbraio
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Apple presenterà a fine febbraio una versione di Siri profondamente rinnovata, basata sui modelli di intelligenza artificiale Gemini di Google. Questa mossa, nata dalle difficoltà interne di Apple nello sviluppo dell'IA, segna una svolta strategica per l'azienda. La nuova Siri, più conversazionale e integrata, arriverà con iOS 26.4, anticipando una trasformazione ancora più radicale attesa per la WWDC.

Una collaborazione nata dalla necessità

La partnership con Google è un riflesso diretto delle difficoltà che Apple ha incontrato nel tenere il passo con i concorrenti nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. Per anni, l’azienda ha cercato di sviluppare internamente le proprie capacità, ma i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative.

I ritardi accumulati nel mantenere le promesse fatte durante la WWDC del 2024, dove era stata mostrata una Siri in grado di comprendere il contesto personale dell’utente, ne sono la prova più evidente. Inizialmente previsto per la primavera del 2025, il lancio di queste funzionalità è stato posticipato al 2026, un segnale inequivocabile delle sfide tecniche affrontate.

Queste difficoltà sono state accompagnate da importanti cambiamenti ai vertici. John Giannandrea, il capo dell’intelligenza artificiale di Apple, è stato di fatto messo da parte dal progetto di sviluppo di Siri, mentre talenti chiave, come il responsabile dei modelli fondazionali Ruoming Pang, hanno lasciato l’azienda per unirsi a Meta.

Come descritto dal Times of India, alcuni ex dirigenti hanno parlato di una certa riluttanza da parte di Apple a “fare le cose in grande” con gli investimenti in IA rispetto ai concorrenti, che hanno immesso centinaia di miliardi nello sviluppo delle loro infrastrutture. Mentre la spesa di Apple in ricerca e sviluppo è rimasta stabile intorno all’8% delle entrate, altri giganti tecnologici hanno accelerato in modo esponenziale.

Prima di stringere l’accordo con Google, Apple aveva esplorato altre opzioni. Secondo quanto riportato dal quotidiano sudcoreano The Chosun Ilbo, l’azienda ha considerato una collaborazione con Anthropic, scartata perché ritenuta troppo costosa, e con OpenAI.

Quest’ultima opzione si è rivelata complessa, sia per la tendenza di OpenAI ad assumere ingegneri provenienti da Apple, sia per il coinvolgimento del celebre designer Jony Ive, che si è unito all’azienda di Sam Altman per sviluppare nuovo hardware.

Alla fine, la scelta è ricaduta su Google, con un accordo che, secondo le stime, costerà ad Apple circa un miliardo di dollari all’anno.

Una cifra considerevole, che solleva interrogativi su cosa otterranno in cambio, concretamente, gli utenti.

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Cosa cambierà, concretamente, per Siri

La versione di Siri che debutterà a febbraio non sarà una semplice evoluzione, ma un assistente dotato di capacità di intelligenza artificiale generativa avanzate. La vera novità sarà la sua capacità di accedere ai dati personali dell’utente e ai contenuti visualizzati sullo schermo per portare a termine compiti pratici.

In sostanza, Siri potrà finalmente fare ciò che Apple aveva promesso tempo fa: rispondere a domande attingendo a informazioni presenti in Mail, Messaggi e altre app native. Si potrà, per esempio, chiedere a Siri di riassumere le email di un certo mittente o di trovare un documento menzionato in una conversazione, senza dover cercare manualmente.

Si potrebbe dedurre che questa integrazione spingerà lo sviluppo di applicazioni mobile verso nuovi standard qualitativi, in cui il software non sarà più un insieme di compartimenti stagni, ma un ecosistema fluido capace di dialogare apertamente con l’assistente virtuale.

Questo è però solo l’antipasto.

– Leggi anche: La rivoluzione dei robot umanoidi Boston Dynamics e Google DeepMind insieme per il futuro industriale

La versione successiva, quella legata a iOS 27, sarà un salto qualitativo ancora più grande. Si tratterà di un assistente “significativamente più capace” di quello di febbraio, in grado di sostenere conversazioni fluide e articolate, in modo simile a come oggi si interagisce con ChatGPT. Le aspettative sono che questa iterazione di Siri sia competitiva con i modelli più avanzati, come Gemini 3.

L’aspetto forse più sorprendente di questa futura evoluzione è che, secondo alcune indiscrezioni, questa versione avanzata di Siri potrebbe funzionare direttamente sull’infrastruttura cloud e sui chip TPU di Google. In pratica, pur essendo accessibile dai dispositivi Apple, il “cervello” dell’assistente opererebbe all’interno dell’ambiente tecnologico di Google.

Una simile integrazione tra due aziende storicamente rivali non ha precedenti e apre la porta a una serie di considerazioni, non solo sulla strategia di Apple, ma anche sull’equilibrio di potere nell’intero settore tecnologico.

Le implicazioni di un’alleanza inaspettata

La decisione di Apple di collaborare così strettamente con Google rappresenta una rottura con la sua tradizionale preferenza per l’integrazione verticale e lo sviluppo di tecnologie proprietarie.

È il riconoscimento strategico che l’intelligenza artificiale generativa è diventata un’infrastruttura fondamentale, qualcosa di così pervasivo da non essere più un elemento differenziante che Apple deve necessariamente sviluppare da sola.

Questa mossa permette all’azienda di dirottare le proprie risorse verso i suoi punti di forza storici: il design dell’hardware e la progettazione dell’esperienza utente.

In un certo senso, Apple sta trattando l’IA come una utility, un servizio da acquistare per costruire sopra le proprie, inconfondibili, esperienze.

Tuttavia, questa alleanza ha già attirato le critiche di alcuni osservatori del settore.

Elon Musk, CEO di xAI, ha espresso preoccupazione sui social media, affermando: “Sembra un’irragionevole concentrazione di potere per Google, considerando che hanno già Android e Chrome”.

La sua osservazione mette in luce un potenziale problema di antitrust: l’azienda che controlla già il sistema operativo mobile più diffuso e il browser più utilizzato al mondo ora fornirà anche il motore di intelligenza artificiale all’interno del suo principale concorrente nel mercato degli smartphone.

L’accordo solleva anche domande sul futuro dell’integrazione di ChatGPT, già presente in alcune funzionalità di iOS. Gene Munster di Deepwater Asset Management ha osservato che per Apple non avrebbe molto senso mantenere due grandi modelli linguistici affiancati, suggerendo che l’azienda potrebbe alla fine consolidare le sue partnership, probabilmente a favore di Google.

La presentazione di febbraio fornirà agli utenti iPhone il primo sguardo concreto su come le due più grandi aziende tecnologiche del mondo stanno collaborando per ridefinire l’assistenza mobile basata sull’IA, mentre l’evento WWDC di giugno delineerà la portata completa delle ambizioni di Apple per gli anni a venire, in un mercato che non è più definito solo da chi produce il miglior hardware, ma da chi controlla l’intelligenza che lo anima.

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