Le scommesse miliardarie di OpenAI e Sam Altman per il futuro dell’IA

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L’agenda di Sam Altman, che spazia dalla costruzione di gigantesche infrastrutture per l’IA a dispositivi di consumo e partnership nell’intrattenimento, mira a posizionare l’intelligenza artificiale al centro della nostra civiltà.

Le scommesse miliardarie di OpenAI e Sam Altman per il futuro dell’IA
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha svelato un'agenda miliardaria per il futuro dell'IA. I piani includono un dispositivo con Jony Ive, una partnership da un miliardo di dollari con Disney per la tecnologia Sora e il Project Stargate, un'infrastruttura da 500 miliardi. Queste mosse espansive sollevano però dubbi sulla sostenibilità finanziaria e sulla futura leadership dell'azienda.

Le scommesse miliardarie di OpenAI per il futuro dell’intelligenza artificiale

Sam Altman, l’amministratore delegato di OpenAI, ha recentemente delineato una delle agende più ambiziose nella storia recente della tecnologia. In un’intervista con Forbes del 3 febbraio 2026, ha presentato una serie di iniziative che mirano a posizionare l’intelligenza artificiale al centro di hardware di consumo, intrattenimento e persino infrastrutture su scala nazionale.

Questi piani, che includono un dispositivo sviluppato con il leggendario designer Jony Ive, una partnership da un miliardo di dollari con Disney per la tecnologia di generazione video Sora e un investimento infrastrutturale da 500 miliardi di dollari noto come Project Stargate, dipingono il quadro di un’azienda che vuole espandere la sua influenza in ogni settore, sollevando al contempo interrogativi sulla sua sostenibilità finanziaria e sulla sua futura leadership.

Il percorso che ha portato Altman a questo punto è iniziato molto prima della notorietà di ChatGPT. A soli vent’anni, nel 2005, co-fondò Loopt, un’applicazione di social networking basata sulla localizzazione che anticipava di molto la rivoluzione degli smartphone. Dopo la sua acquisizione, entrò in Y Combinator, uno dei più importanti acceleratori di startup al mondo, diventandone presidente nel 2014.

Lì, ha seguito la crescita di aziende come Airbnb, Dropbox e Stripe, affinando quella che i suoi colleghi descrivono come una rara capacità di prevedere la convergenza tecnologica con anni di anticipo. Questa visione ha trovato la sua massima espressione nel dicembre 2015, quando Altman ha co-fondato OpenAI con Elon Musk e altri, con la missione esplicita di garantire che l’intelligenza artificiale generale (AGI) porti benefici a tutta l’umanità.

La decisione di dedicarsi a tempo pieno a OpenAI nel 2019, lasciando Y Combinator, ha segnato la sua convinzione che l’IA rappresentasse la sfida più importante della nostra epoca.

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Un’infrastruttura da 500 miliardi di dollari

L’iniziativa più imponente e forse più sorprendente è emersa il 21 gennaio 2026, quando Altman è apparso alla Casa Bianca insieme all’allora presidente Donald Trump, al cofondatore di Oracle Larry Ellison e al CEO di SoftBank Masayoshi Son per annunciare il Project Stargate.

Si tratta di una joint venture che impegna fino a 500 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti entro il 2029, con un investimento iniziale di 100 miliardi e la costruzione di fino a 20 grandi data center dedicati.

La scala del progetto riflette la convinzione di Altman che lo sviluppo esponenziale dell’IA richieda un impegno di capitale altrettanto esponenziale. Durante le discussioni per la pianificazione, secondo Son, Altman avrebbe insistito per impegni ancora maggiori, affermando ripetutamente che “di più è meglio”.

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Questo approccio massimalista si estende anche agli obiettivi di spesa di OpenAI stessa, che prevederebbe di allocare 1.400 miliardi di dollari in otto anni, principalmente per chip e data center. È una cifra che ha spinto lo stesso Altman ad ammettere la tensione tra necessità tecnologica e realtà finanziaria, riconoscendo di non essere forse il più abile nel bilanciare queste due prospettive.

Alcuni osservatori, come Paul Graham, suo ex mentore a Y Combinator, interpretano questi impegni in modo diverso. Graham ha notato che se Altman vede un’opportunità non sfruttata, per lui è molto difficile non coglierla, suggerendo che il suo portafoglio di investimenti, che include partecipazioni in oltre 400 aziende, potrebbe riflettere più un impulso a cogliere ogni occasione che una strategia focalizzata.

Questa tendenza solleva domande legittime: una tale diversificazione di interessi è un segno di una visione olistica o rischia di disperdere l’attenzione e le risorse dell’azienda principale?

L’intelligenza artificiale entra nelle nostre case e al cinema

Oltre alle infrastrutture, OpenAI sta lavorando per integrare l’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni attraverso due iniziative rivolte direttamente ai consumatori.

La prima è una collaborazione con Jony Ive, il celebre designer che ha definito l’estetica di prodotti Apple come l’iPhone e l’iPad, per sviluppare un dispositivo hardware basato sull’IA.

Sebbene i dettagli siano ancora scarsi, la partnership indica l’intenzione di OpenAI di non limitarsi al software e alle API, ma di modellare anche il modo in cui le persone interagiscono fisicamente con i sistemi di intelligenza artificiale.

L’idea di un oggetto fisico progettato da Ive e alimentato da OpenAI apre la porta a un nuovo tipo di interazione uomo-macchina, ma solleva anche interrogativi su come un’azienda focalizzata sul software possa gestire le complessità della produzione e distribuzione hardware su larga scala.

Contemporaneamente, OpenAI ha siglato un accordo da un miliardo di dollari con Disney per commercializzare Sora, la sua tecnologia di generazione video.

Questo rappresenta il più grande investimento conosciuto nel campo dell’IA generativa per l’intrattenimento e posiziona OpenAI come un attore potenzialmente determinante nei flussi di lavoro della produzione di contenuti per l’industria cinematografica e televisiva.

Queste iniziative sono coerenti con la previsione di Altman secondo cui il 2026 segnerà un punto di svolta, un momento in cui i sistemi di IA inizieranno a generare intuizioni originali invece di limitarsi a ricombinare informazioni esistenti.

Questa distinzione tra ricombinazione e vera novità è un passo che Altman considera fondamentale nel percorso verso un’intelligenza artificiale generale (AGI).

Tuttavia, la commercializzazione di una tecnologia così potente come Sora pone anche questioni etiche e creative, relative al ruolo degli artisti umani e alla potenziale proliferazione di contenuti sintetici.

La difficile equazione della redditività

Nonostante un fatturato in crescita, che ha raggiunto i 13 miliardi di dollari nel 2025, OpenAI rimane un’azienda profondamente in perdita. Le proiezioni indicano un passivo di 14 miliardi di dollari per il 2026, con un consumo di cassa annuo che potrebbe salire da 17 a 35 miliardi nel 2027 e a 47 miliardi nel 2028.

Questa traiettoria ha alimentato un certo scetticismo sulla capacità del modello di business di OpenAI di passare da una logica di “crescita a tutti i costi” a un’operatività sostenibile. Circolano voci secondo cui OpenAI si starebbe preparando per un’offerta pubblica iniziale (IPO) verso la fine del 2026, puntando a una valutazione tra i 500 e i 750 miliardi di dollari. Il presidente di OpenAI, Bret Taylor, ha ammesso le difficoltà nel spiegare il modello di business agli investitori del mercato pubblico, soprattutto alla luce delle enormi perdite previste.

Questa pressione finanziaria si intreccia con le dinamiche interne all’azienda. Nel 2023, il consiglio di amministrazione aveva licenziato Altman per presunte “incoerenze e mancanza di trasparenza”, come riportato in una biografia disponibile sul sito sentisight.ai, prima di reintegrarlo dopo una forte reazione da parte dei dipendenti. L’episodio ha però rivelato che la visione espansionistica di Altman non gode di un sostegno unanime tra tutte le parti interessate.

Alcuni analisti prevedono che Altman potrebbe lasciare il ruolo di amministratore delegato prima di un’eventuale quotazione in borsa per presentare un profilo di leadership diverso, più rassicurante per gli investitori. Questa possibilità è stata rafforzata da notizie di gennaio 2026 secondo cui l’ambizioso leader di OpenAI “potrebbe effettivamente dimettersi”.

Il ruolo di Microsoft, che detiene circa il 27% di OpenAI dopo un investimento di 13 miliardi di dollari, è fondamentale per sostenere queste valutazioni stratosferiche, ma il legame così stretto con un colosso tecnologico solleva interrogativi sull’indipendenza a lungo termine di un’organizzazione nata con l’obiettivo di avvantaggiare “tutta l’umanità”.

Lo stesso Altman ha coltivato un portafoglio di iniziative parallele, come il progetto di reddito di base universale OpenResearch e Worldcoin per la “prova di umanità”, che da un lato mostrano una visione a 360 gradi sul futuro tecnologico, dall’altro potrebbero essere viste come potenziali conflitti di interesse.

Quando gli viene chiesto delle sue ambizioni, Altman offre una risposta che potrebbe essere interpretata come soddisfazione o come una mossa strategica in vista di una transizione:

“Le cose che volevo davvero realizzare, le ho per lo più realizzate. Sento di giocare per i punti bonus, a questo punto”.

I prossimi mesi diranno se la sua audace agenda rappresenta una strategia coerente per integrare l’IA nella nostra civiltà o un azzardo che spinge al limite le leggi della finanza e della realtà organizzativa.

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