L’impegno di OpenAI: “Pagheremo noi l’energia per non pesare sulle bollette”

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La decisione nasce dalla necessità di gestire l’enorme fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale, che sta trasformando le strategie di costruzione dei data center e spingendo le aziende a finanziare autonomamente le infrastrutture.

L’impegno di OpenAI: “Pagheremo noi l’energia per non pesare sulle bollette”
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
OpenAI ha annunciato che finanzierà interamente i costi energetici del suo progetto di data center Stargate per non aumentare le bollette delle comunità locali. Il piano prevede la costruzione di centrali dedicate e potenziamenti della rete. Questa strategia, definita power-first, risponde alle crescenti preoccupazioni per l'enorme consumo energetico richiesto dall'intelligenza artificiale e segna un nuovo approccio nel settore.

L’impegno di OpenAI per non pesare sulle bollette energetiche

OpenAI ha annunciato un piano che segna un punto di svolta nel modo in cui le grandi aziende tecnologiche si approcciano allo sviluppo delle proprie infrastrutture. La società, nota per modelli di intelligenza artificiale come ChatGPT, si è impegnata a finanziare interamente i costi energetici legati al suo ambizioso progetto di data center, noto come “Stargate”, per evitare che l’enorme fabbisogno delle sue operazioni si traduca in un aumento dei prezzi dell’elettricità per le comunità locali.

Questa presa di posizione non è solo una dichiarazione di intenti, ma una risposta diretta e strategica a una delle preoccupazioni più sentite riguardo alla rapida espansione dell’intelligenza artificiale: il suo insaziabile consumo di energia.

La promessa è il fulcro del piano “Stargate Community” di OpenAI, un programma che prevede lo sviluppo di soluzioni energetiche su misura per ogni sito in cui sorgerà un nuovo data center. A seconda delle caratteristiche e delle necessità della regione, queste soluzioni potranno includere la costruzione di nuove centrali elettriche dedicate e sistemi di accumulo, il finanziamento di potenziamenti della rete elettrica esistente o l’implementazione di nuove risorse di trasmissione.

Nel suo comunicato ufficiale, l’azienda ha messo nero su bianco il proprio impegno: “Ci impegniamo a pagare di tasca nostra l’energia, in modo che le nostre operazioni non aumentino i vostri prezzi dell’elettricità”.

Una frase che cerca di placare i timori crescenti legati all’impatto che questi giganti tecnologici possono avere sulle infrastrutture pubbliche e, di conseguenza, sulla vita quotidiana dei cittadini.

Questa mossa, però, non nasce da un semplice slancio di generosità. Riflette una crisi latente nel settore, dove la domanda di energia sta raggiungendo livelli prima inimmaginabili. Un data center destinato all’intelligenza artificiale consuma una quantità di elettricità notevolmente superiore rispetto a una struttura tradizionale.

Per dare un’idea delle proporzioni, secondo una ricerca di Deloitte citata in diverse analisi di settore, la domanda di energia proveniente dai data center focalizzati sull’IA negli Stati Uniti potrebbe crescere di oltre trenta volte entro il 2035, passando dai circa 4 gigawatt del 2024 a ben 123 gigawatt.

Un aumento che pone una pressione enorme sulle reti elettriche nazionali, spesso già sovraccariche e obsolete.

Di fronte a una simile sfida, come può un’azienda garantire un approvvigionamento energetico stabile senza entrare in conflitto con le esigenze di intere regioni?

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Dalla fibra all’energia, un cambio di paradigma

La risposta a questa domanda sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono progettati e costruiti i data center. Se per decenni il criterio principale per la scelta di un sito è stato la vicinanza ai grandi snodi di internet per ridurre la latenza – un approccio definito “fiber-first” – oggi la priorità è un’altra.

Aziende come OpenAI stanno adottando una filosofia power-first, che mette al primo posto l’accesso a infrastrutture energetiche dedicate e affidabili.

In pratica, non si cerca più il punto più veloce per connettersi al mondo, ma il luogo migliore per alimentare le proprie macchine.

Questo cambio di strategia ha implicazioni profonde: storicamente i data center sorgevano vicino ai centri urbani e ai punti di scambio internet.

Oggi, con le esigenze di addestramento dei modelli di IA che si misurano in gigawatt, la tendenza è quella di cercare regioni con una sorta di “sovranità energetica”, ovvero luoghi dove è possibile costruire le proprie centrali e le proprie reti di trasmissione, invece di competere per le risorse su una rete pubblica già sotto stress.

Questa fame di energia è dettata dalla complessità computazionale necessaria per alimentare le moderne soluzioni di machine learning, i cui algoritmi richiedono cicli di addestramento intensivi su enormi moli di dati per raggiungere livelli di precisione elevati.

– Leggi anche: Wikipedia si allea con Meta e Microsoft per sopravvivere all’era dell’Intelligenza Artificiale

L’applicazione di questa strategia sta già prendendo forma in modi diversi a seconda del contesto locale. In Wisconsin, ad esempio, i partner di progetto Oracle e Vantage stanno collaborando con la WEC Energy Group per sviluppare nuova capacità di generazione solare e di accumulo a batteria, con un investimento interamente coperto dai partner privati attraverso una tariffa elettrica dedicata, pensata per isolare gli altri clienti da eventuali aumenti.

In Michigan, invece, si sta seguendo un modello differente: Oracle e Related Digital lavoreranno con DTE Energy utilizzando le risorse esistenti, integrate da nuovi sistemi di accumulo finanziati interamente dal progetto. Anche qui, la struttura è esplicitamente disegnata per non avere impatti sulle forniture o sulle tariffe dei clienti di DTE.

L’impegno più grande, al momento, è quello in Texas, dove il partner SB Energy finanzierà e costruirà nuovi impianti di generazione e stoccaggio per fornire la maggior parte dell’energia necessaria al campus Stargate in fase di sviluppo nella contea di Milam.

L’impegno di OpenAI non si limita all’energia. L’azienda ha promesso anche di ridurre al minimo il consumo di acqua, un’altra risorsa critica per il raffreddamento dei data center. Grazie a sistemi di raffreddamento innovativi, i campus di intelligenza artificiale dovrebbero utilizzare molta meno acqua rispetto alle strutture tradizionali.

A titolo di esempio, il sindaco di Abilene, in Texas, dove il primo sito è già operativo, ha dichiarato che il consumo idrico annuale della struttura equivarrà solo alla metà di quello che la città consuma in un solo giorno.

Ma se queste soluzioni sembrano affrontare le preoccupazioni locali, rimane da chiedersi se questa nuova tendenza sia frutto di una reale presa di coscienza o piuttosto una mossa obbligata dalla pressione esterna.

Un’industria sotto pressione

La mossa di OpenAI, infatti, non è un caso isolato. Arriva a breve distanza da un annuncio molto simile da parte di Microsoft, che ha dichiarato piani analoghi per finanziare le infrastrutture energetiche e idriche necessarie ai propri data center, proprio per evitare di gravare sulle utility locali.

Questo approccio coordinato suggerisce che l’industria stia rispondendo a una crescente pressione da parte dei regolatori e delle comunità, che iniziano a percepire concretamente il peso di questa nuova rivoluzione industriale.

Come riportato da Tom’s Hardware, la tempistica riflette anche una certa sensibilità al clima politico, con l’amministrazione Trump che di recente ha esortato le aziende di intelligenza artificiale a “pagare di tasca propria” i costi infrastrutturali.

Questa transizione verso un modello “power-first” porta con sé implicazioni che vanno oltre la semplice gestione dei costi. Controllando le proprie fonti di energia e le proprie reti di trasmissione, i fornitori di servizi di IA si stanno di fatto trasformando in piccole compagnie elettriche private.

Questa integrazione verticale tra potenza di calcolo e generazione di energia permette una sincronizzazione senza precedenti tra la domanda computazionale e l’offerta energetica, una capacità che finora non si era mai vista su questa scala.

Tuttavia, questa strategia comporta dei compromessi. Costruire i data center in luoghi remoti ma ricchi di energia richiede investimenti colossali in connessioni in fibra ottica a lunga distanza per raggiungere gli utenti finali.

Questo porterà probabilmente a un’architettura di rete biforcata: da un lato, enormi hub centralizzati in regioni con abbondanza di energia per l’addestramento dei modelli di IA; dall’altro, un’infrastruttura “edge” distribuita, più vicina agli utenti, per le operazioni di inferenza in tempo reale. È proprio in questa infrastruttura “di prossimità” che le aziende trovano il terreno fertile per lo sviluppo di intelligenze artificiali su misura, integrando algoritmi performanti direttamente nei propri flussi operativi senza dover dipendere esclusivamente dai grandi hub centralizzati.

Nonostante la portata degli impegni presi da OpenAI, rimangono aperti diversi interrogativi. Gli osservatori del settore fanno notare che le promesse di investimento in infrastrutture possono cambiare con il variare delle amministrazioni politiche e dell’attenzione pubblica.

Resta da capire se questi meccanismi di protezione saranno duraturi e se verranno estesi anche alle comunità che, pur non ospitando direttamente un data center, beneficiano dei potenziamenti della rete elettrica regionale.

OpenAI ha dichiarato che continuerà a cercare modi per portare benefici alle comunità locali e ha sottolineato la volontà di operare in trasparenza con le utility, i fornitori di trasmissione e i gestori della rete.

La strada intrapresa sembra chiara, ma la sua reale efficacia e la sostenibilità a lungo termine di queste promesse andranno verificate nei fatti, man mano che i gigawatt necessari ad alimentare il futuro dell’intelligenza artificiale verranno effettivamente accesi.

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