La decifrazione dell’intero manoscritto, ottenuta grazie a intelligenza artificiale e scansioni a raggi X ad alta risoluzione, svela finalmente un’opera filosofica della celebre Villa dei Papiri rimasta muta per quasi duemila anni.

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Per la prima volta, un intero papiro di Ercolano, carbonizzato dall'eruzione del Vesuvio, è stato letto grazie a una combinazione di intelligenza artificiale e scansioni a raggi X. Questa storica impresa svela un'opera filosofica della Villa dei Papiri, ritenuta perduta per sempre, aprendo la strada alla decifrazione di centinaia di altri rotoli.
Una biblioteca che parla dopo duemila anni
La maggior parte dei testi che in passato era stato possibile recuperare, seppur in modo frammentario, apparteneva al filosofo epicureo Filodemo. Le sue opere su etica, teologia e poetica hanno contribuito a rimodellare la nostra comprensione della filosofia greca durante la tarda Repubblica Romana.
Il nuovo rotolo decifrato sembra inserirsi nello stesso ambiente intellettuale, rafforzando l’idea che la biblioteca di Ercolano non fosse una semplice raccolta di libri ad uso domestico, ma una collezione di lavoro, contenente testi filosofici avanzati e destinata a uno studio approfondito.
Questa scoperta conferma quindi il valore inestimabile di quella che è l’unica biblioteca del mondo antico sopravvissuta fino a noi nella sua interezza. Tuttavia, per lungo tempo, il problema tecnico sembrava insormontabile.
L’inchiostro usato all’epoca era a base di carbonio, proprio come il papiro carbonizzato su cui era stato scritto. Nelle immagini a raggi X convenzionali, l’inchiostro e il suo supporto sono praticamente indistinguibili, rendendo di fatto impossibile la lettura.
Sembrava una sfida senza soluzione.
Un muro tecnologico che relegava questi testi a un silenzio eterno. Eppure, una nuova prospettiva ha iniziato a farsi strada, combinando discipline apparentemente distanti.
La svolta è arrivata quando i ricercatori hanno iniziato a unire scansioni micro-tomografiche computerizzate (micro-CT) a raggi X, capaci di generare immagini tridimensionali a una risoluzione estrema, con modelli di apprendimento automatico.
Questi algoritmi sono stati addestrati a riconoscere non tanto l’inchiostro in sé, quanto le sue tracce infinitesimali: le sottili variazioni nella struttura delle fibre del papiro causate dalla sua applicazione e dal modo in cui si è seccato.
In pratica, l’intelligenza artificiale ha imparato a vedere ciò che l’occhio umano, anche con l’aiuto dei raggi X, non poteva distinguere.
Ma per addestrare un’intelligenza artificiale a un compito così complesso servivano dati, risorse e un grande sforzo collettivo.
Come l’intelligenza artificiale ha decifrato il papiro
Questo progresso decisivo deve molto alla “Vesuvius Challenge”, una competizione internazionale lanciata da tecnologi e accademici per incoraggiare lo sviluppo di algoritmi capaci di leggere i papiri di Ercolano. Il progetto ha messo a disposizione della comunità globale le scansioni 3D di alcuni rotoli ancora chiusi, offrendo premi per un totale di oltre 1,8 milioni di dollari ai team in grado di identificare in modo affidabile lettere, parole e, infine, interi passaggi di testo greco.
L’approccio basato sulla collaborazione aperta ha accelerato notevolmente la ricerca, coinvolgendo esperti di visione artificiale e intelligenza artificiale da tutto il mondo: un esempio concreto di come un’AI su misura, costruita attorno a un problema specifico, riesca dove gli strumenti generici non arrivano.
Già nel 2025, alcuni partecipanti avevano dimostrato che i modelli di intelligenza artificiale potevano recuperare consistenti passaggi di testo da un rotolo, svelando ampie sezioni di un’opera filosofica. Il lavoro più recente, però, si è spinto oltre, realizzando per la prima volta la lettura completa del testo di un rotolo sigillato. Questo è stato possibile “srotolando” virtualmente il papiro strato per strato in un ambiente digitale e utilizzando poi reti neurali per tracciare e migliorare il contrasto dell’inchiostro attraverso migliaia di superfici deformate e sovrapposte.
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Un lavoro meticoloso che ha richiesto una potenza di calcolo enorme e un’altissima specializzazione.
Il successo di questa impresa non è solo tecnologico, ma è il prodotto di una stretta collaborazione tra informatici, papirologi e le istituzioni che da secoli custodiscono questi fragili manufatti. Come descritto dal Computer History Museum, mentre i tecnologi hanno fornito finanziamenti, risorse computazionali e una comunità globale di ricercatori, i team accademici hanno contribuito con le strutture per la scansione e la loro profonda conoscenza dei manoscritti antichi. È un modello di ricerca interdisciplinare che sta aprendo nuove frontiere nello studio del passato.
Ora che la porta è stata aperta, la domanda più importante è un’altra: cosa abbiamo trovato dall’altra parte?
Cosa c’è scritto e cosa significa
Secondo i ricercatori e i papirologi coinvolti nel progetto, il rotolo contiene un’opera di filosofia greca, molto probabilmente legata alla tradizione epicurea, già ampiamente rappresentata nella collezione di Ercolano.
Le prime analisi indicano che l’autore affronta temi familiari al pensiero di Epicuro, come la natura del piacere, il ruolo delle sensazioni nella conoscenza e la ricerca di una vita felice, spesso in polemica con le scuole filosofiche rivali.
Poter leggere l’opera nella sua interezza, e non solo attraverso frammenti isolati, permette agli studiosi di ricostruire la struttura dell’argomentazione, identificare sezioni inedite e confrontare il vocabolario e lo stile con altri testi di Ercolano.
Questo tipo di analisi comparata potrebbe rafforzare o rivedere le attribuzioni a Filodemo e far luce sulle interazioni tra gli intellettuali greci e la società romana dell’epoca, in particolare con figure come Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, nella cui villa si ritiene fosse ospitata la biblioteca.
I papirologi, tuttavia, sottolineano che il testo è ancora in fase di attenta verifica, riga per riga. Le letture generate dall’intelligenza artificiale vengono confrontate con l’esperienza umana nella decifrazione delle scritture greche e degli stili calligrafici noti di Ercolano.
La pubblicazione delle edizioni critiche definitive richiederà tempo, man mano che gli studiosi risolveranno le incertezze su lettere, lacune e varianti testuali ora visibili per la prima volta.
Il sentimento che attraversa la comunità scientifica è un misto di entusiasmo e attesa. Federica Nicolardi, papirologa profondamente coinvolta nello studio dei papiri di Ercolano, ha commentato in una discussione pubblica che “tutto ciò che troviamo è una sorpresa”, come riportato dal Greek Reporter.
Le sue parole riflettono la consapevolezza che i rotoli ancora chiusi potrebbero contenere non solo opere sconosciute di autori noti, ma anche testi e generi letterari di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza.
Questa prospettiva sta già mobilitando il mondo accademico, con università e centri di ricerca che si propongono come poli per questa nuova papirologia guidata dall’intelligenza artificiale.
Classicisti e storici descrivono la decifrazione completa del papiro come un punto di svolta, paragonabile all’introduzione della fotografia e dell’imaging multispettrale nello studio dei manoscritti medievali e dei Rotoli del Mar Morto.
Eppure, al di là del trionfo tecnologico, questo progresso solleva anche interrogativi complessi.
Gli esperti coinvolti nel progetto insistono sulla necessità di trasparenza negli algoritmi, di accesso aperto ai dati delle scansioni e di una sistematica verifica umana di ogni riga. Alcuni esprimono preoccupazione per le possibili distorsioni nei modelli di apprendimento automatico, avvertendo che errori impercettibili potrebbero propagarsi, portando a un’errata interpretazione di interi argomenti filosofici.
Allo stesso tempo, il modello della “Vesuvius Challenge”, basato su premi e finanziamenti privati, se da un lato ha accelerato il progresso in modo notevole, dall’altro pone domande sul ruolo che i capitali privati dovrebbero avere nell’orientare le priorità della ricerca scientifica e sulla gestione a lungo termine di dati così preziosi per il patrimonio culturale dell’umanità.
Per il momento, però, prevale la soddisfazione per aver restituito la parola a un filosofo che scriveva all’ombra del potere di Roma, le cui idee sul piacere, la paura e la fioritura umana sono scomparse sotto la cenere quasi duemila anni fa.
Grazie all’intelligenza artificiale, quella voce a lungo silenziosa sta rientrando nel dibattito contemporaneo, quasi come se avesse atteso nell’oscurità l’arrivo degli strumenti giusti per farsi ascoltare di nuovo.



