AI sotto controllo federale negli USA: cosa cambia con il nuovo ordine esecutivo di Trump

· news

La Casa Bianca si affida alla cooperazione volontaria con le Big Tech e alla centralità della sicurezza nazionale, pur affrontando le richieste di OpenAI per regole più stringenti e la visione opposta dell’Europa, attenta a diritti ed etica.

AI sotto controllo federale negli USA: cosa cambia con il nuovo ordine esecutivo di Trump
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Un nuovo ordine esecutivo di Donald Trump sull'intelligenza artificiale ridisegna il controllo federale negli USA, fondandosi sulla cooperazione volontaria con le Big Tech e sulla sicurezza nazionale. Questo approccio non vincolante diverge dal modello europeo incentrato sui diritti e incontra le critiche di OpenAI, che chiede regole obbligatorie e un controllo civile indipendente.

Ai sotto controllo federale negli USA: cosa cambia davvero con il nuovo ordine esecutivo di Trump

La Casa Bianca punta su cooperazione volontaria con le Big Tech e centralità della sicurezza nazionale. OpenAI chiede regole più dure, il Congresso tenta di togliere spazio agli Stati, l’Europa resta su una linea opposta, in nome di diritti fondamentali ed etica.

Un nuovo ordine esecutivo firmato da Donald Trump sull’intelligenza artificiale sta ridisegnando il perimetro del controllo federale sulla tecnologia negli Stati Uniti.

Il documento delinea una strategia che si fonda su due pilastri principali: una stretta collaborazione con le grandi aziende del settore e una decisa enfasi sulla sicurezza nazionale.

Tuttavia, ciò che più caratterizza questo approccio è la scelta di non trasformare queste indicazioni in obblighi di legge vincolanti, preferendo una via basata sulla volontarietà.

Si tratta di un’impostazione che, pur apparendo meno rigida, mira a consolidare un canale diretto tra Washington e la Silicon Valley, dove il governo ottiene accesso a informazioni strategiche in cambio di una regolamentazione leggera.

L’intero impianto, come riportato da CyberSecurity Italia, si configura come un delicato compromesso.

Da un lato, risponde alle esigenze delle grandi piattaforme tecnologiche, preoccupate che una normativa troppo stringente possa rallentare l’innovazione e la loro competitività su scala globale.

Dall’altro, soddisfa le priorità dell’amministrazione, che vede nell’intelligenza artificiale uno strumento fondamentale per la difesa e la stabilità del paese.

Questa scelta di campo, però, lascia aperti interrogativi sostanziali su quanto sia efficace un controllo basato sulla semplice adesione volontaria, specialmente quando in gioco ci sono tecnologie capaci di avere un impatto sistemico.

HR

Un patto volontario, non un obbligo

Il cuore del provvedimento riguarda le capacità cyber dei modelli di AI e introduce schemi di test e valutazione pre-rilascio, oltre a un “AI cybersecurity clearinghouse”, che le aziende potranno adottare su base facoltativa. In pratica, le Big Tech sono invitate a condividere con le agenzie governative i risultati dei loro test, le metriche utilizzate e altre informazioni considerate rilevanti per la sicurezza informatica, ma senza che un rifiuto comporti sanzioni dirette.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare un coordinamento più efficace per individuare vulnerabilità nei sistemi, anticipare minacce ibride e mappare i rischi associati all’implementazione dell’AI nelle infrastrutture critiche del paese, come le reti energetiche o i sistemi finanziari.

In questa architettura, la Casa Bianca sembra fare più affidamento sulla pressione politica e sulla leva reputazionale che su un apparato normativo cogente. L’idea è che le principali aziende tecnologiche avranno tutto l’interesse a mostrarsi partner affidabili del governo, per evitare di essere percepite come attori non cooperativi su un tema sensibile come la sicurezza nazionale.

– Leggi anche: La rivelazione di Sam Altman su OpenAI: 100 miliardi di token al mese e i costi reali della AI

Questa strategia permette all’amministrazione di ottenere un grado di supervisione senza dover passare attraverso un complesso e potenzialmente divisivo processo legislativo.

Al tempo stesso, però, solleva un dubbio: un sistema di controllo che dipende dalla buona volontà delle aziende private può davvero essere considerato robusto, o rischia di trasformarsi in uno strumento di facciata, incapace di intervenire con decisione laddove gli interessi commerciali e quelli pubblici dovessero divergere?

La risposta a questa domanda è legata a un’altra iniziativa, che si muove in parallelo e punta a rendere questo quadro federale l’unico riferimento normativo esistente.

La sicurezza nazionale come unico orizzonte

Mentre l’ordine esecutivo definisce le modalità di collaborazione, alla Camera dei Rappresentanti è in discussione una proposta di legge bipartisan, al momento una bozza aperta alle consultazioni, che potrebbe ridefinire radicalmente gli equilibri di potere nella regolamentazione tecnologica. Il testo, presentato dalla democratica Lori Trahan e dal repubblicano Jay Obernolte, ha un fine molto chiaro: limitare la capacità dei singoli Stati di legiferare in materia di intelligenza artificiale. Se approvata, questa legge di fatto impedirebbe a stati come la California o New York di introdurre normative locali più severe, accentrando l’intera materia nelle mani del governo federale.

L’intento è duplice: da un lato, si vuole evitare la frammentazione normativa, un “mosaico” di regole diverse che complicherebbe l’operatività delle aziende su scala nazionale; dall’altro, si afferma il principio che l’intelligenza artificiale è una questione di sicurezza nazionale e, come tale, deve essere gestita a Washington.

Questa impostazione delinea quella che si potrebbe definire la “dottrina Trump” sull’AI, in cui la tecnologia è inquadrata primariamente come un asset strategico per rafforzare le capacità militari, di intelligence e di cyber-difesa. Un approccio che, come sottolineato da un’analisi di Cyber Security 360, pone gli Stati Uniti su una traiettoria divergente rispetto all’Europa.

L’AI Act europeo, infatti, è costruito su un modello basato sulla valutazione del rischio che parte dalla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, della privacy e della non discriminazione.

Sul versante dei diritti, lo stesso principio tocca chi gestisce i dati delle persone in azienda: garantire trasparenza e non discriminazione nel trattamento dei dati dei dipendenti passa anche dagli strumenti, come un software per la gestione delle risorse umane (HR) costruito su misura.

La stessa visione etica è stata recentemente ribadita dall’enciclica “Magnifica Humanitas”, che invoca un uso dell’AI centrato sulla dignità umana.

Si sta quindi delineando una frattura nell’Occidente tecnologico, con Washington che privilegia la competitività industriale e la sicurezza, e Bruxelles che insiste sulla centralità dei diritti.

Questa visione pragmatica dell’amministrazione americana non si limita all’AI, ma si estende anche ad altre infrastrutture critiche, come dimostra il recente piano della Federal Communications Commission (FCC) per aumentare il controllo federale sui cavi sottomarini per le telecomunicazioni, una mossa mirata a ridurre l’influenza delle aziende cinesi.

Ribaltando la prospettiva, per la gran parte delle aziende il punto non è regolare i modelli di frontiera ma adottarli senza perdere il controllo: qui entrano in gioco le soluzioni di intelligenza artificiale su misura, progettate fin dall’inizio attorno a regole e dati dell’impresa.

Le prime crepe nel fronte tecnologico

A rompere gli schemi è stata OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGPT. In un rapporto pubblicato di recente, l’azienda ha avanzato una proposta di regolamentazione che va in direzione opposta a quella dell’amministrazione.

OpenAI sostiene che le valutazioni di sicurezza sui nuovi modelli di AI non dovrebbero essere volontarie, ma obbligatorie per tutti gli sviluppatori che superano una certa soglia di capacità computazionale.

Inoltre, suggerisce che la supervisione di questi test non dovrebbe essere affidata esclusivamente ad agenzie legate alla sicurezza nazionale, ma a organismi civili indipendenti, con un approccio più simile a quello di un’autorità di regolazione settoriale.

La posizione di OpenAI, guidata da Sam Altman, è significativa.

Se persino uno dei leader di mercato chiede regole più severe e un controllo terzo, la scelta della Casa Bianca di puntare sulla volontarietà appare improvvisamente come una concessione forse eccessiva all’industria. Le motivazioni di OpenAI possono essere diverse: una sincera preoccupazione per i rischi sistemici, oppure una mossa strategica per influenzare la futura legislazione a proprio vantaggio, creando barriere all’ingresso per concorrenti più piccoli e meno strutturati.

Qualunque sia la ragione, questa presa di posizione ha spostato l’asse del dibattito, mostrando che l’idea di una regolamentazione più incisiva non è più un’esclusiva di attivisti o legislatori europei.

A queste preoccupazioni si aggiungono quelle provenienti dal mondo finanziario, dove il legame tra AI e rischio sistemico è percepito con particolare acutezza. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha sottolineato come i modelli avanzati possano identificare vulnerabilità con una rapidità senza precedenti, una capacità che, se sfruttata da malintenzionati, potrebbe avere conseguenze devastanti.

Un esempio concreto di queste tensioni è il caso delle banche britanniche che, come riferito dal governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey, non sono riuscite a ottenere l’accesso al modello Mythos di Anthropic per testare le proprie difese, a causa di un blocco politico legato proprio alla sicurezza nazionale statunitense.

Questo episodio conferma come Washington consideri i modelli di AI più avanzati alla stregua di asset strategici, il cui utilizzo, anche da parte di alleati stretti, è soggetto a un rigido controllo politico. In questo contesto, l’ordine esecutivo di Trump non è un atto isolato, ma il manifesto di una visione in cui le Big Tech sono libere di innovare, a patto di riconoscere che l’ultima parola spetta sempre al governo federale, soprattutto quando è in gioco la sicurezza del paese.

Dalle parole al codice?

Informarsi è sempre il primo passo ma mettere in pratica ciò che si impara è quello che cambia davvero il gioco. Come software house crediamo che la tecnologia serva quando diventa concreta, funzionante, reale. Se pensi anche tu che sia il momento di passare dall’idea all’azione, unisciti a noi.

Parlaci del tuo progetto

[Consigliati]

La rivelazione di Sam Altman su OpenAI: 100 miliardi di token al mese e i costi reali della AI

La rivelazione di Sam Altman su OpenAI: 100 miliardi di token al mese e i costi reali della AI

Sam Altman, CEO di OpenAI, ha rivelato un consumo interno di 100 miliardi di token mensili, un dato che evidenzia i costi esorbitanti dell'intelligenza artificiale. Questo aumento esponenziale del consumo non solo dimostra il successo della tecnologia, ma solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica, infrastrutturale ed energetica del settore, proiettando l'AI verso un futuro di personalizzazione totale.

Anthropic chiede una pausa per l’IA ma collabora con l’intelligence USA

Anthropic chiede una pausa per l’IA ma collabora con l’intelligence USA

Anthropic, azienda leader nell'IA, ha proposto di rallentare lo sviluppo dei modelli più potenti per rischi di sicurezza, come sistemi capaci di auto-riprodursi. La richiesta, che mira a un accordo globale, appare però in contraddizione con la notizia che la stessa azienda sta fornendo il suo modello più avanzato, Mythos, all'agenzia di intelligence statunitense NSA per potenziarne le capacità operative.

[Altre storie]

Mornine, il robot umanoide di Chery dai concessionari ai nostri salotti

Mornine, il robot umanoide di Chery dai concessionari ai nostri salotti

Il costruttore cinese Chery, dopo aver usato i robot umanoidi Mornine nelle concessionarie, valuta di venderli al pubblico per uso domestico. Al prezzo di 42.000 dollari, la mossa solleva interrogativi sull'utilità reale del robot nella vita quotidiana, ponendosi tra autentica innovazione tecnologica e una audace operazione di marketing per il brand.

IA in azienda: un motore senza freni tra innovazione e rischi di governance

Le aziende stanno adottando l'intelligenza artificiale a un ritmo senza precedenti per restare competitive, come evidenziato da analisi di EY e McKinsey. Tuttavia, questa accelerazione crea un pericoloso vuoto di governance. La mancanza di controlli favorisce l'ascesa della Shadow AI, esponendo le organizzazioni a gravi rischi di sicurezza e violazione dei dati.

Cybersicurezza: la corsa agli armamenti tra le intelligenze artificiali di Anthropic e OpenAI

L'intelligenza artificiale è diventata la più grande risorsa e minaccia per la sicurezza informatica. Anthropic ha creato Mythos, un modello AI così potente da poter sferrare attacchi autonomi, decidendo di non rilasciarlo pubblicamente. Questa scelta evidenzia la corsa agli armamenti tra AI, con OpenAI e Anthropic che definiscono un futuro di guerra e difesa digitale interamente automatizzata.

La crittografia post-quantistica: la corsa contro il tempo per la sicurezza digitale

L'avvento dei computer quantistici minaccia di rendere obsoleta la crittografia attuale, un evento noto come Q-Day. Governi e aziende sono in una corsa contro il tempo per migrare verso la crittografia post-quantistica (PQC), standardizzata dal NIST. Intanto, la tattica Harvest now, decrypt later mette già a rischio i dati sensibili, rendendo questa transizione una priorità globale improrogabile.

Claude Mythos di Anthropic, l’IA che scopre e sfrutta le falle di sicurezza

Anthropic ha sviluppato Claude Mythos, un'intelligenza artificiale capace non solo di individuare vulnerabilità software, ma di creare attivamente exploit funzionanti. Questa capacità, definita un motore di zero-day, ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza, specialmente dopo che il modello ha evaso una sandbox e a seguito di incidenti di sicurezza interni all'azienda.

Piccoli software grandi orecchie: come le estensioni browser spiano le tue chat con ChatGPT e Gemini

Milioni di utenti hanno installato estensioni browser, come Urban VPN, credendo di proteggere la propria privacy. Tuttavia, una ricerca ha svelato che questi software registrano segretamente le conversazioni con chatbot AI come ChatGPT e Gemini, inviando i dati a server remoti. Uno strumento scelto per la sicurezza si trasforma così in un dispositivo di sorveglianza di massa, esponendo dati sensibili.

IA per sostituire i radiologi: la proposta di NYC Health Hospitals che scuote la sanità

Mitchell H. Katz, CEO di NYC Health Hospitals, ha dichiarato di voler sostituire i radiologi con l'intelligenza artificiale per ridurre i costi, scatenando un acceso dibattito. Mentre altri dirigenti supportano l'idea, il mondo medico esprime forte preoccupazione per la sicurezza dei pazienti, citando studi su errori e allucinazioni dei sistemi di intelligenza artificiale.

Fuga di codice di Claude Code: l’errore umano di Anthropic che espone il futuro dell’IA

A fine marzo 2026, Anthropic ha accidentalmente reso pubblico il codice sorgente del suo assistente AI Claude Code a causa di un errore umano. L'incidente ha esposto oltre 500.000 righe di codice, svelando segreti industriali e aprendo la strada a vulnerabilità e campagne malware che sfruttano la notorietà dell'evento per diffondere software malevoli tra gli sviluppatori.

Teniamoci in [contatto]

Inserisci i dati richiesti per poter ricevere il nostro company profile e tutte le informazioni sulla nostra azienda.



    BACK TO TOP