Il piano di VISA per far fare la spesa all’intelligenza artificiale

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La società prevede la fine del tradizionale “checkout manuale” entro il 2026, sostenuta da una profonda ristrutturazione della sua infrastruttura di pagamento e da un nuovo protocollo per la sicurezza degli acquisti gestiti da agenti autonomi.

Il piano di VISA per far fare la spesa all’intelligenza artificiale
[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Visa ha annunciato una profonda ristrutturazione tecnologica per consentire ad agenti di intelligenza artificiale di effettuare acquisti in autonomia. L'azienda mira a superare il checkout manuale, supportata da test di successo e dall'adozione crescente dell'AI da parte dei consumatori. Il piano si basa su nuove infrastrutture e su un protocollo di sicurezza per garantire transazioni affidabili e sicure.

Il piano di Visa per far fare la spesa all’intelligenza artificiale

Da tempo si parla della possibilità che in futuro siano dei programmi informatici, degli “agenti” basati sull’intelligenza artificiale, a fare acquisti al posto nostro.

Un’idea che per anni è appartenuta più alla fantascienza che alla realtà del commercio online, ma che ora Visa, una delle più grandi aziende al mondo nel settore dei pagamenti, sta cercando di trasformare in una concreta realtà operativa.

La società ha infatti annunciato di essere nel pieno di una profonda ristrutturazione della sua infrastruttura tecnologica, con l’obiettivo dichiarato di abilitare un modello commerciale in cui gli agenti di intelligenza artificiale possano completare acquisti in modo autonomo per conto dei consumatori.

Questo passaggio è stato descritto dall’azienda come la fine dell’era del “checkout manuale”, quel processo a cui siamo tutti abituati quando compriamo qualcosa online, fatto di carrelli, moduli da compilare e pulsanti da cliccare.

La svolta, secondo l’azienda, è stata segnata da un momento preciso: il completamento con successo, a dicembre 2025, di centinaia di transazioni avviate da agenti AI in ambienti di produzione reali, cioè non più in semplici test di laboratorio.

In un comunicato dal tono piuttosto definitivo, Rubail Birwadker, vicepresidente senior dei prodotti di crescita e delle partnership di Visa, ha affermato: «Questa stagione festiva segna la fine di un’era. Nel 2026, gli agenti di intelligenza artificiale non si limiteranno ad assistervi nello shopping, ma completeranno i vostri acquisti».

Il progetto si baserà sulla scala globale, sulla leadership negli standard e sull’impegno per un commercio “agentico” sicuro.

L’annuncio non arriva per caso, ma è la risposta a un cambiamento già in atto nelle abitudini dei consumatori, che sembra aver preso tutti un po’ in contropiede per la sua velocità.

Ma perché questa accelerazione improvvisa e quali sono le fondamenta tecnologiche che dovrebbero renderla possibile?

SGM

La spinta di un’adozione inaspettatamente rapida

La necessità di modernizzare le infrastrutture di pagamento non nasce da una semplice visione futuristica, ma da dati concreti che mostrano come i consumatori stiano già integrando strumenti di intelligenza artificiale nelle loro routine di acquisto.

Negli Stati Uniti, quasi la metà degli acquirenti (il 47 per cento) utilizza già oggi l’intelligenza artificiale per almeno una delle fasi dello shopping, che si tratti di confrontare i prezzi, cercare recensioni o ricevere raccomandazioni personalizzate. Il dato diventa ancora più significativo se si guarda alla regione Asia-Pacifico, dove una ricerca commissionata da Visa ha rilevato che il 74 per cento dei consumatori fa già uso di questi strumenti.

Questa tendenza ha un effetto diretto e misurabile sul volume e sulla natura delle transazioni. L’uso di assistenti intelligenti aumenta la velocità, la frequenza e la complessità dei dati scambiati tra consumatori e venditori, mettendo a dura prova i sistemi di pagamento tradizionali, progettati per un’interazione umana più lenta e prevedibile.

– Leggi anche: Shopify lancia gli Agentic Storefronts su ChatGPT, ecco come cambia lo shopping con la AI

Visa prevede che entro la stagione delle festività del 2026 milioni di consumatori useranno agenti AI per finalizzare i propri acquisti, generando un aumento del traffico generato da intelligenza artificiale sui siti di vendita al dettaglio. Un simile volume di operazioni automatiche, se gestito con le tecnologie attuali, potrebbe facilmente essere scambiato per un attacco informatico o generare un numero insostenibile di falsi positivi nei sistemi antifrode, bloccando transazioni legittime.

Questa trasformazione del comportamento d’acquisto sta creando una pressione senza precedenti sulle reti di pagamento esistenti, che rischiano di diventare un collo di bottiglia. La sfida non è solo quella di gestire più transazioni, ma di gestirne di un tipo completamente nuovo, caratterizzate da una velocità e una logica macchinica.

Come intende quindi Visa gestire tecnicamente un cambiamento di questa portata?

Una doppia strategia per l’infrastruttura dei pagamenti

Per affrontare questa transizione, Visa ha messo a punto una strategia che si muove su due binari paralleli e complementari, annunciati all’inizio del 2026. Il primo è Visa Intelligent Authorization, una piattaforma pensata per modernizzare il “back-end”, ovvero la parte del sistema di pagamento che rimane invisibile all’utente finale ma che è fondamentale per il funzionamento di tutto.

Si rivolge principalmente agli “acquirer”, cioè le banche e le istituzioni finanziarie che gestiscono i pagamenti per conto degli esercenti. In parole semplici, quando un negozio online riceve un pagamento, è l’acquirer che si occupa di elaborarlo.

La nuova piattaforma di Visa permette di processare le transazioni provenienti dalle principali reti di carte attraverso un’unica interfaccia di programmazione (API), promettendo un’affidabilità del 99,999% e un tasso di approvazione globale del 96,3%. Il suo motore di apprendimento automatico tramite machine learning analizza i dati delle transazioni in tempo reale per decidere il percorso migliore per ogni pagamento, tenendo conto delle regole della rete, dei programmi specifici del settore e delle normative regionali.

È la base, il motore che deve reggere l’urto del nuovo volume di traffico.

Il secondo binario è Visa Intelligent Commerce, la componente che riguarda più da vicino il consumatore e l’interazione tra il suo agente AI e il sito del venditore. Invece di permettere semplicemente agli agenti artificiali di usare i dati di una carta di credito esistente, come potrebbe fare un essere umano, questo sistema crea un quadro specifico e più sicuro.

L’obiettivo è fare in modo che tutti gli acquisti guidati da un’intelligenza artificiale passino attraverso i sistemi di “tokenizzazione” di Visa (che sostituiscono i dati sensibili della carta con un codice univoco), utilizzino la sua rete di pagamento e beneficino dei suoi meccanismi di protezione dalle frodi. L’obiettivo, al di là della sicurezza, appare chiaro: assicurarsi che ogni transazione autonoma del futuro passi attraverso la propria rete, consolidando ulteriormente la sua posizione dominante nel mercato dei pagamenti digitali.

Visa, comunque, non sta costruendo tutto da sola. La società ha dichiarato di collaborare con oltre 100 partner a livello globale, di cui più di 30 stanno già sviluppando attivamente soluzioni all’interno dell’ambiente di prova di Visa Intelligent Commerce.

Alcuni progetti pilota sono già in corso: PayOS sta fornendo l’infrastruttura di pagamento per consentire il checkout tramite agenti al rivenditore online Jomashop, mentre Ramp sta applicando la stessa tecnologia alle automazioni per le aziende.

Un’infrastruttura così complessa, però, apre a un interrogativo altrettanto grande: come si può garantire che a fare acquisti siano agenti affidabili e non programmi malevoli?

La sicurezza e il tentativo di creare uno standard

Il problema più evidente di un mondo in cui i programmi informatici possono spendere soldi per nostro conto è la sicurezza.

La distinzione tra un agente AI legittimo che agisce su istruzioni del suo proprietario e un bot dannoso progettato per commettere frodi diventa fondamentale. Per affrontare questo problema, Visa ha lanciato nell’ottobre del 2025 il Trusted Agent Protocol, un framework aperto sviluppato in collaborazione con oltre dieci partner. L’obiettivo di questo protocollo è fornire agli esercenti un modo per distinguere in modo affidabile i bot malevoli dagli agenti AI legittimi.

Si tratta di un insieme di regole e standard tecnici, costruiti sull’infrastruttura web esistente, che dovrebbero permettere a un sito di e-commerce di “riconoscere” un agente AI autorizzato e di fidarsi delle sue richieste. Per i venditori online, adeguarsi a questo scenario non è solo una questione di compliance: richiede che lo sviluppo eCommerce parta già con un’architettura in grado di dialogare con questi nuovi protocolli

Akamai, una delle più grandi aziende al mondo nel campo della sicurezza e della distribuzione di contenuti web, è stata l’ultima in ordine di tempo ad aderire al protocollo, integrando le sue capacità di analisi comportamentale e di protezione dai bot. Questa collaborazione è un esempio del tipo di cooperazione che Visa ritiene essenziale per un’adozione su larga scala.

Tuttavia, la creazione di un protocollo presentato come “aperto” è una mossa strategica comune per le grandi aziende tecnologiche: definire le regole del gioco fin dall’inizio, diventando di fatto lo standard a cui tutti gli altri dovranno adeguarsi.

Ponendosi come promotore e arbitro di ciò che costituisce un “agente fidato”, Visa non solo affronta un problema tecnico reale, ma si posiziona anche come l’entità centrale che governa le interazioni in questa nuova forma di commercio.

Resta da vedere come il mercato reagirà a questo tentativo di standardizzazione e se emergeranno approcci alternativi.

Nel frattempo, la tabella di marcia di Visa procede con una graduale espansione globale, con programmi pilota previsti in Asia-Pacifico ed Europa all’inizio del 2026, e un supporto per i principali esercenti in America Latina e Caraibi entro il prossimo anno. Le iniziative in Medio Oriente sono già in corso con partner selezionati.

L’intera operazione, in definitiva, rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nell’architettura dei pagamenti dalla transizione al digitale, con l’ambizione di non essere solo un attore, ma il progettista delle fondamenta del commercio di domani.

Dalle parole al codice?

Informarsi è sempre il primo passo ma mettere in pratica ciò che si impara è quello che cambia davvero il gioco. Come software house crediamo che la tecnologia serva quando diventa concreta, funzionante, reale. Se pensi anche tu che sia il momento di passare dall’idea all’azione, unisciti a noi.

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