Fable 5 e Mythos 5: perché il governo statunitense li ha considerati un’arma

[In pillole] La sintesi per chi va di fretta:
Il governo degli Stati Uniti ordina ad Anthropic di ritirare i suoi potenti modelli AI Fable 5 e Mythos 5. Questo scenario esplora la creazione di una dogana cognitiva, un sistema di controlli per regolare l'intelligenza artificiale per motivi di sicurezza nazionale, limitando tecnologie considerate troppo rischiose e strategiche.
La dogana che controlla i pensieri
Qualche ora dopo una presentazione molto attesa, la società di intelligenza artificiale Anthropic riceve un ordine perentorio dal governo degli Stati Uniti: i suoi due nuovi modelli di punta, chiamati “Fable 5” e “Mythos 5”, devono essere ritirati immediatamente dal mercato. Un blocco senza precedenti che impedisce a chiunque, dalle grandi aziende ai singoli sviluppatori, di utilizzarli.
Questo evento ha portato alla luce qualcosa di molto concreto: la progressiva costruzione di una sorta di “dogana cognitiva”, un sistema di controlli e permessi pensato per regolare il flusso non di merci fisiche, ma delle capacità delle intelligenze artificiali più potenti.
Come riportato da Cybersecurity360, la vicenda ha messo alla prova le norme e le strategie che Washington stava effettivamente costruendo da tempo.
Parliamo di ordini esecutivi firmati dal presidente Biden, di nuove e severe regole sull’esportazione di tecnologie avanzate verso paesi considerati avversari strategici, e di un dibattito sempre più intenso sui rischi per la sicurezza nazionale. Il blocco di questi due modelli ha rivelato le conseguenze estreme, ma concrete, di queste politiche.
I due modelli al centro di questa vicenda hanno caratteristiche precise. Il primo, Claude Fable 5, è un sistema di uso generale molto avanzato, capace di elaborare ragionamenti complessi e di generare codice informatico di alta qualità.
Sebbene progettato con le consuete barriere di sicurezza, è stato quasi subito aggirato da tecniche di jailbreak, metodi che forzano il modello a ignorare le sue restrizioni, arrivando a produrre istruzioni per attacchi informatici.
Il secondo, Mythos 5, è ancora più potente e con meno vincoli, pensato per un uso ristretto: agenzie governative, specialisti di sicurezza informatica e gestori di infrastrutture critiche, proprio perché considerato troppo rischioso per una distribuzione su larga scala.
Fable 5 è stato lanciato il 9 giugno 2026 come versione per uso generale basata su Mythos 5, un modello più potente già in uso da agenzie governative statunitensi nell’ambito del programma Project Glasswing. Tre giorni dopo il lancio, il governo ha emesso la direttiva di blocco.
Un confine fatto di regole, non di mattoni
L’idea di una “dogana cognitiva” funziona per analogia con i controlli di frontiera tradizionali, che decidono cosa può entrare e uscire da un paese. In questo caso, però, l’oggetto del controllo non sono container o passaporti, ma le capacità computazionali.
Gli Stati Uniti stavano già edificando le fondamenta di una struttura simile, attraverso una serie di provvedimenti molto concreti. Il Dipartimento del Commercio, per esempio, ha imposto da tempo rigide restrizioni all’esportazione di semiconduttori avanzati e GPU, i chip indispensabili per addestrare le intelligenze artificiali più complesse, con l’obiettivo di limitare lo sviluppo tecnologico di paesi come la Cina.
A questo si aggiunge l’ordine esecutivo sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, firmato da Joe Biden nell’ottobre del 2023. Questo documento obbliga le aziende che sviluppano i cosiddetti “modelli di frontiera” a notificare al governo i risultati dei loro test di sicurezza e a descrivere le misure adottate per mitigare i rischi più gravi.
In pratica, lo Stato chiede di poter guardare “sotto il cofano” prima che questi sistemi vengano distribuiti su larga scala, usando anche strumenti come il Defense Production Act per imporre la condivisione di informazioni sensibili. In questo quadro, il blocco imposto a Fable 5 e Mythos 5 è stata l’applicazione più severa di un potere che il governo si stava già attribuendo e ha spinto molte aziende a ripensare le proprie scelte tecnologiche, orientandosi verso soluzioni di intelligenza artificiale su misura per ridurre la dipendenza da modelli soggetti a controlli governativi.”
La decisione di fermare i modelli ha poggiato su una collisione tra diversi interessi. Il primo è la sicurezza nazionale. Le agenzie di intelligence temevano che sistemi come Mythos 5, nelle mani sbagliate, potessero automatizzare la creazione di codice malevolo, rendere più efficaci le campagne di disinformazione o persino aiutare a pianificare attacchi contro infrastrutture critiche come reti elettriche o sistemi idrici.
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Queste non sono paure astratte: organismi come la CISA, l’agenzia per la sicurezza informatica e delle infrastrutture, hanno già pubblicato avvisi su come i criminali informatici stiano usando le attuali intelligenze artificiali generative per i loro scopi.
Il secondo interesse è la competizione strategica. La logica è la stessa che guida le restrizioni sui chip: impedire che le tecnologie più avanzate diventino un “moltiplicatore di forza” per governi considerati ostili.
Infine, c’è la questione della responsabilità. Anthropic si è trovata a gestire non solo un ritiro forzato dei suoi prodotti, ma anche una profonda revisione dei suoi sistemi di sicurezza, con la pressione di investitori e partner preoccupati per le possibili sanzioni.
Questo ha riportato in primo piano una domanda che circola da tempo a Washington e a Bruxelles: se un’intelligenza artificiale causa un danno su vasta scala, di chi è la colpa e quali strumenti ha lo Stato per intervenire?
Non è la prima volta che la tecnologia viene fermata alla frontiera
Un intervento statale così diretto sull’intelligenza artificiale non è un evento senza precedenti storici. Negli anni Novanta, il governo degli Stati Uniti considerava gli algoritmi di crittografia avanzata alla stregua di armi, e la loro esportazione era regolata da norme militari molto restrittive.
Per anni, i software venduti al di fuori degli Stati Uniti hanno dovuto integrare sistemi di crittografia volutamente indeboliti. Fu una lunga battaglia politica e culturale a far sì che queste limitazioni venissero allentate, ma quell’episodio ha stabilito un principio: il codice, l’informazione digitale, può essere considerato una tecnologia a duplice uso, civile e militare, e quindi soggetta al controllo statale.
Un altro parallelo si può tracciare con i regimi internazionali di controllo sulla proliferazione di tecnologie nucleari o missilistiche. Accordi come il Missile Technology Control Regime sono nati dalla consapevolezza che alcune conoscenze scientifiche e tecnologiche sono troppo pericolose per essere lasciate al libero mercato.
Oggi, alcuni analisti si chiedono se i modelli di intelligenza artificiale più potenti non debbano essere trattati con una logica simile.
L’attuale blocco sull’esportazione di chip per l’AI verso la Cina è, di fatto, un primo livello di questa dogana, applicato all’hardware. Il blocco diretto sui modelli software Fable 5 e Mythos 5 è stato il passo successivo, ora concretizzatosi.
Le implicazioni di un mondo in cui questo tipo di controllo diventa la norma sono profonde.
Per le aziende, significa navigare in un clima di maggiore incertezza, dove un modello su cui si è basato un intero servizio può essere ritirato o limitato per decisione politica. Per il settore della difesa e per i governi, potrebbe portare alla creazione di modelli “sovrani”, sviluppati e certificati direttamente dallo Stato per usi critici, con una collaborazione sempre più stretta tra agenzie di intelligence e laboratori di ricerca privati.
Per tutti gli altri, il rischio è quello di un sistema opaco, in cui le decisioni su cosa un’intelligenza artificiale può o non può fare vengono prese a porte chiuse, in nome della sicurezza nazionale.
Si apre un dibattito complesso sui limiti tra la protezione collettiva e la libertà di ricerca e di espressione.
La vicenda di Fable 5 e Mythos 5 ci dimostra concretamente che le frontiere del futuro non separano solo territori fisici, ma definiscono anche i confini di ciò che alle macchine sarà permesso pensare.



